Ce l’abbiamo fatta

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Monti ha formato il governo, ma lo spread è rimasto sopra soglia 500, anche se il rendimento dei nostri titoli di Stato è sceso. Sì, al sei virgola rotti percento.

La scambio di consegne a Palazzo Chigi

Ma non era il Cav la causa del male che attanagliava la nostra economia e ci rendeva non credibili?

Certo, l’immaginario collettivo fa un po’ fatica a vedere Monti impegnato in un “bunga bunga” lesivo della sua immacolata immagine. Se questo basta a renderci più credibili a livello internazionale mi vien da pensare che i centri gestionali della grande finanza globale siano pieni di inguaribili creduloni.

Intanto il nuovo premier ha illustrato le sue priorità e le aree d’intervento. Il sistema pensionistico penalizzato, secondo Monti, “da ampie disparità di trattamento tra generazioni, categorie e aree di privilegi”, poi la lotta all’evasione fiscale e all’illegalità: “una lotta vera che servirà per ridurre in maniera incisiva il peso per i contribuenti”. Dice Monti: “sarà possibile programmare una riduzione graduale della pressione fiscale”, sì – aggiungiamo noi – ma con calma, mi raccomando. “Bisogna conciliare le esigenze del lavoro e della famiglia oltre che di sostegno alla natalità”, continua il nuovo premier. Quanto all’Ici: “l’esenzione delle abitazioni principali è una peculiarità, se non un’anomalia del nostro ordinamento”. Sarà necessario: “riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare”. Altre aree interessate dagli interventi saranno lo spostamento della tassazione da lavoro e imprese a consumi e proprietà, la riforma degli ammortizzatori sociali e una revisione della disciplina degli ordini professionali.

Tutte novità di cui non si era mai sentito parlare. Ma che originali, questi accademici. Peccato che non abbiamo sentito nulla su un ipotetico dimezzamento di parlamentari e senatori e del dimezzamento dello stipendio per la metà che rimane. Davvero un gran peccato. Se lo slogan del professore era “la lotta ai privilegi”, evidentemente i politici non si sentono dei privilegiati. Adesso abbiamo avuto la conferma.

Da qualche parte ho sentito che – nel frattempo – la Francia ha visto crescere in rapporto da uno a cinque lo spread nei confronti della Germania. Ho anche sentito che le “gemelle del rating”, la fantasiosa triade “S&P, Fitch, Moodys” sta seriamente prendendo in considerazione di togliere una “A” anche ai nostri gallici vicini d’oltralpe. Ma che avrà avuto da ridere Sarkozy? Magari qualche bella risata – a breve – potremo farcela anche noi. Sì, perché non so voi ma, a me, quelle faccine ironiche scambiate tra lui e la Merkel, proprio non sono andate giù.

Ma tiriamo avanti e guardiamo in casa nostra. Le chiacchiere, tra pochi giorni, torneranno a stare a zero. Conteranno le decisioni e l’approvazione delle proposte che il parlamento sarà in grado di varare. Da lì in avanti capiremo davvero se il vento che spira sotto il cielo della politica italiana profuma di nuovo o profuma come al solito di… vecchiume.

1 Commento

  1. La questione dello spread è legata anche alla persistenza di Berlusconi e al fatto che le istituzioni internazionali non si fidano di una sua definitiva uscita di scena. In quanto a Monti, aspettiamo i primi passi concreti. Per ora si è parlato molto di intenzioni e ben poco di fatti. Io voglio essere fiducioso.

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