Crisi e politica. Possiamo farcela?

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Settimana di passione quella che si sta per concludere. Abbiamo “splafonato” da tutti i parametri indicati come la soglia del non ritorno dalla catastrofe economica.

Mario Monti e Giorgio Napolitano

E questo è successo – strano a dirsi – il giorno dopo che il Cav aveva annunciato, al Presidente della Repubblica, che si sarebbe dimesso dopo l’approvazione della legge di stabilità. Neppure quello è servito. Pare che la svolta sia stata la mossa di Napolitano che, nel nominare Mario Monti senatore a vita, ha indicato la sua carta di riserva.

Per qualcuno una sorpresa. A me pare quasi una scelta ovvia. Monti fu nominato – proprio da Berlusconi – commissario europeo nel ’94 e lo stesso Berlusconi ha controfirmato la sua nomina a senatore a vita. Quasi ad indicare che questa scelta era l’unica strada percorribile e condivisa. Al Cav va riconosciuto un merito.

Di Monti, Ferruccio de Bortoli, che lo conosce bene perché dirige il Corriere dove l’economista è editorialista, scrive di lui sul Corriere.it: “Il prestigio internazionale è indiscusso. La sua bussola è l’Europa. Non è un freddo tecnocrate, è un italiano appassionato, disposto a svolgere il ruolo di civil servant senza mire personali. È portatore di idee, non di interessi”.

Cosa ci aspetti ora è difficile dirlo. La politica italiana o – meglio – i politici italiani ci hanno abituato a bizantinismi d’altri tempi che, se continuassero, con tutta probabilità, spingerebbero la situazione economica verso la catastrofe certa.

Se pensate che io abbia scarsa fiducia nella politica avete ragione.

Nel nostro paese le forze migliori sono sempre state le persone perbene che s’impegnano nel lavoro, nelle professioni, nell’imprenditoria e le nostre valli ne sono la solida rappresentazione. Gente solvibile, ricca di talento, che esprime valori forti e condivisi.

Chi è mancato all’appello è sempre stata una classe politica inadeguata. Di un’inadeguatezza crescente mano a mano che la società civile diventava sempre più complessa e articolata nella sua composizione etnica, nella distribuzione del reddito e nella formazione di nuovi soggetti economici. Ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano.

Rimaniamo ancorati ai nostri giorni in attesa di vedere cosa succede sotto il cielo della politica italiana, nella speranza che una personalità forte del prestigio di cui gode – per fare un esempio – Mario Monti possa rimettere in piedi l’immagine del paese e convincere gli investitori stranieri e i mercati che siamo ancora capaci di fare le cose sul serio.