BRESCIA – Lions Club Vt in festa: 50 anni di amicizia e impegno

0

“Voglio morire Lions”: con queste fiere parole si è conclusa l’allocuzione di Carlo Zamboni, storico fondatore del Lions Club Valtrompia. Carlo è, insieme a Tonino Becchetti, l’unico rimasto dei sedici fondatori del sodalizio. E’ caduto in ottobre, il 13, per l’esattezza, il 50esimo anniversario della Charter Nigth, ovvero la notte nella quale un Lions Club fa da “padrino” alla nascita di un nuovo gruppo.

Il dott. Carlo Zamboni storico farmacista di Lumezzane

L’avvenimento è stato ricordato e festeggiato il 25 ottobre scorso a Castello Malvezzi in una serata di pioggia intensa. Tra le brume che salgono dal terreno bagnato, ultimi sospiri di questa lunga estate, nell’oscurità liquida di una sera agghindatasi per l’occasione da “carbonara”, i convenuti, giunti alla spicciolata o a piccoli gruppi, hanno dato un certo sentore di setta segreta e il “castello” non ha fatto che fortificare, scenograficamente, l’idea di confraternita.

Confraternita di alto livello morale, peraltro, che si è riunita in un castello per proseguire e perseguire gli obbiettivi di una società sana e assetata di futuro, di giustizia per l’uomo e per la Patria… Altri tempi si direbbe; già: altri tempi, altri ideali, altre realtà, altre persone.

O forse non proprio altre persone: Carlo Zamboni, gagliardo e irriducibile, rappresenta il faro e l’esempio non solamente per i membri del Lions Valtrompia, ma per tutte le persone che hanno a cuore l’uomo in quanto tale. Quello stesso giorno Carlo ha compiuto i novant’anni! Un caso? Forse. Un segno? Ci piace pensarlo. Lo stesso Carlo, ha spiegato ai convenuti, come, reduce di El Alamein, giunse in Patria con l’animo lacerato e senza alcuna fiducia nella società. Furono i Lions a ridargli una vita e quello spessore morale che lo ha portato a essere il grande uomo che è. Fu il Lions Club a ridare uno scopo al suo spirito battagliero, di combattente, di impavido guerriero. E ora “..anche se le energie non sono più quelle di una volta – ha invitato – vi prego di non estromettermi dalla nostra famiglia”. Invito peraltro superfluo: chi mai si sognerebbe, anche lontanamente, di “mettere a riposo” personaggi come il Carlo Zamboni o il Tonino Becchetti?

Molte le autorità presenti: dal questore Lucio Carluccio ai sindaci dei Comuni della Valtrompia al presidente della Comunità montana Bruno Bettinsoli che nel suo intervento, a nome anche dei primi cittadini triumplini, ha rimarcato la forte coesione del Club con il territorio.

La serata, dopo gli aperitivi, ha protocollato l’intervento dello zelante, fluttuante ed efficiente cerimoniere, Roberto Benevenia, che ha paragonato la storia del Lions Club Valtrompia al viaggio di una barca a vela; viaggio basato sulla condivisione, sull’amicizia, sullo spirito di gruppo.

Intanto, sullo sfondo, sono scorse le immagini della storia del club. Gli interventi si sono susseguiti, dopo il discorso del presidente del Lions Club che ha rammentato i primi anni ’60, anni della crisi di Cuba, della costruzione del muro di Berlino, di Gagarin primo uomo nello spazio, di come i sedici fondatori cercassero soluzioni alle imperfezioni dell’uomo.

Ha ricordato, il Presidente, alcuni degli interventi più significativi nella storia del Lions Club Valtrompia: la prima autoambulanza acquistata per i volontari di Villa Carcina; l’impegno a favore degli indigenti (erano anni di formidabili spostamenti di forza lavoro dal Sud al Nord Italia); i letti donati alle Case di Riposo; la sistemazione del monumento al Redentore sul Golem; l’apparecchio per la dialisi (che, in attesa della formazione del personale in grado di farlo funzionare, fu dislocato agli Spedali Civili di Brescia con l’impegno che doveva servire per i malati della Valtrompia); la chiesetta al Maniva (terra sacra per il Lions Club Valtrompia) e il connesso Lapidario con le 620 lastre a ricordare i caduti nella Grande Guerra… e poi i quattro volumi sulla storia della valle e le iniziative a favore dell’Associazione ‘Nati per Vivere’ grazie alla quale molti bambini nati prematuri possono evitare la cecità completa…
“Quando Dante scrisse la sua famosa terzina ‘Fatti non foste a viver come bruti me per seguir virtute e canoscenza’ – ha chiosato in conclusione il Presidente – pensava certamente ai Lions”. Queste significative azioni a favore del benessere sociale, l’indefessa attività culturale e storica, il diuturno impegno per iniziative ‘minori’ del Lions Club Valtrompia hanno suscitato l’ammirazione degli altri Club e reso il Valtrompia uno dei più ammirati dentro e fuori il mondo Lions; “L’allievo ha superato il maestro” ha sottolineato il governatore del distretto Lions 108 ib2 Amelia Casnici Marciano.

L’ultima parola è spettata, però, ancora a Carlo Zamboni. “Mi sono dimenticato… un grazie a mia moglie orgogliosa in ogni occasione di avere un marito Lions” un grazie che va a tutte le compagne di questi Leoni che di terrificante hanno solo il nome.

Piove ancora quando si esce dal Castello, ma è una pioggia vivificante e laggiù in basso le strade illuminate dalle luci gialle della città aspettano nuova linfa, nuova energia per le anime e i corpi delle persone meno fortunate.