BOVEZZO – Sabato si inaugura la nuova farmacia comunale

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A due anni dall’insediamento della nuova giunta, l’Amministrazione comunale di Bovezzo ha realizzato uno dei progetti più qualificanti del programma amministrativo.

La chiesa e l’oratorio si sono trasferiti in via dei Prati e questa parte del territorio comunale ha sofferto per un graduale ma inesorabile stato di abbandono. Era necessario un atto di compensazione. Sabato 29 ottobre alle ore 11, davanti alla sede storica del municipio, sarà inaugurata la farmacia comunale completa di parcheggi e ambulatori medici.

Un’opera importante, pensata per rivitalizzare il nucleo antico e migliorare i servizi a favore della popolazione anziana ancora residente in questa zona del paese. Patrizia Venturini, assessore ai servizi sociali, ci illustra le caratteristiche della nuova costruzione e le tappe fondamentali che hanno consentito la realizzazione del progetto.

Inizialmente si tentò di individuare i locali adatti allo scopo tra quelli disponibili in affitto nella zona, ma le richieste dei proprietari furono ritenute troppo onerose per l’ente. Si decise così di fare da soli. I lavori iniziati a gennaio si sono conclusi nei giorni scorsi.

L’edificio è l’ampliamento verso sud della palazzina che ospita la sala del consiglio comunale: la parte nuova misura 150 metri quadrati ed è sede della farmacia con i relativi magazzini, uffici e laboratori; i tre ambulatori sono stati ricavati nell’androne d’ingresso già esistente. L’intervento, completo di arredamento, impianti e sistemazioni esterne è costato circa un milione di euro ed è certificato nella classe “A” che consente un notevole risparmio energetico.

La gestione è affidata alla società “Patrimonio Bovezzo” che, attraverso concorso, ha già individuato nella dottoressa Claudia Sabbatini la direttrice della farmacia. L’assessore Venturini garantisce che gli utili saranno reinvestiti per opere a carattere sociale e in aiuto alle famiglie in difficoltà economica.

Unico motivo di rammarico è la mancata adesione dei medici di base, che nonostante le favorevoli condizioni, hanno rifiutato di abbandonare gli ambulatori dove svolgono ora la loro professione per trasferirsi nella nuova struttura realizzata dall’amministrazione.