BRESCIA – L’Anmic contro il Governo che vuole ridurre le tutele ai disabili

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Dalla lettura del ddl 4566/2011, presentato alla Camera dei Deputati il 29 luglio scorso, emerge il tentativo del Governo di ridurre la normativa che tutela i diritti dei disabili, acquisita in oltre cinquant’anni di lotte. Si pensava che il Governo, data la crisi profonda in cui versano  molte famiglie, provvedesse con degli interventi a sostegno delle categorie più deboli, invece sorge il dubbio che siano in corso delle manovre per imporre  nuove misure di riforma fiscale che comporteranno una riduzione dei servizi e la retrazione dei sostegni economici diretti ed indiretti.

L’Anmic e le altre associazioni di categoria sono coscienti di quanto sia difficile il momento politico, morale ed economico, ma il disegno di Legge costituisce un arretramento per le famiglie e per i singoli invalidi, per cui sono in corso delle reazioni intese a portare delle modifiche al testo. Il 18 ottobre scorso si è svolta presso la XII Commissione Affari sociali di Montecitorio l’audizione delle associazioni di categoria dei disabili in relazione al disegno di legge delega di riforma fiscale ed assistenziale.

La Fand (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con disabilità), rappresentata dal presidente Giovanni Pagano, ha consegnato ai parlamentari una relazione contenente una serie di emendamenti. Inoltre, nel corso dell’audizione, il presidente ha esposto un giudizio negativo sui previsti tagli indiscriminati di spesa, in merito ai principi della non cumulabilità delle esenzioni o agevolazioni fiscali con i diritti di assistenza sociale, sostituzione dell’indennità di accompagnamento con un fondo per quella sussidiaria e la revisione delle prestazioni economiche, senza indicazione di  criteri direttivi. Il modello assistenziale, secondo la Fand, deve essere svincolato dall’obiettivo del risparmio di spesa, nonché garantire livelli essenziali economici e di servizi, potenziando il sostegno all’assistenza familiare e favorendo una politica di servizi attraverso risorse da mettere a disposizione dei Comuni.

Infine, Pagano ha evidenziato che, qualora alla legge delega non saranno apportate modifiche necessarie a garantire i diritti economici e sociali acquisiti, le associazioni, già in stato di agitazione, scenderanno in piazza per far sentire la loro voce e far conoscere la loro forza. In sintesi, ecco alcune situazioni: tagli ai fondi degli enti locali che comporteranno una riduzione drastica dei già carenti Servizi sociali, azzeramento del fondo per la non autosufficienza, una riduzione del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (da 929 milioni di euro del 2008 a 63 milioni per il 2012), l’imponibilità ai fini dell’Irpef delle pensioni ai ciechi, invalidi civili e sordi, assegni di cura, indennità di accompagnamento e di frequenza e tutte le provvidenze economico e assistenziali e l’azzeramento dei fondi per le politiche della famiglia, la casa e il Servizio Civile.

I benefici economici, quindi, non saranno più concessi in base al reddito personale dell’invalido, ma di quello del coniuge. Significa una beffa per le invalide civili che percepiscono l’assegno mensile o la pensione di invalidità, perché perderebbero i benefici superando i limiti di reddito annui (4.420,70 euro o 15.305,74 euro). L’Anmic di Brescia ritiene doveroso portare a conoscenza quanto sopra esposto con la speranza che, il disegno di legge venga esaminato garantendo i livelli essenziali economici e la continuità dei servizi sociali tramite le Regioni.

Fonte: Anmic di Brescia