RIMINI – Mantovi-Poli voci dell’anima con l'”Annabella” bresciana

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E’ stata una trasferta memorabile e che ha reso orgoglioso il loro paese d’origine quella di sabato scorso al teatro degli Atti, in Romagna, per la regista Sara Poli e l’attrice Laura Mantovi, entrambe bresciane, premiate per “Annabella Wharton” di Arnold Wesker (musiche di Roberto di Filippo e oggetti di scena di Marcello Ziliani) nella tappa finale del festival “Le voci dell’anima”. Lo spettacolo si è aggiudicato ben tre premi: quello primo in assoluto, alla critica e quello del pubblico di Rimini e Bitonto (la tappa precedente, che ha visto coinvolto anche l’attore Daniele Squassina, assente invece a Rimini).

Laura Mantovi

Secondo la giuria che ha assegnato i riconoscimenti, la loro prestazione è stata eccellente – come recita la motivazione – per la “prova d’attrice di altissimo livello che ci ha regalato Laura Mantovi, diretta in maniera impeccabile da Sara Poli. Il limen tra la solitudine e i sorrisi apparenti, il flusso della coscienza che sgorga come una sorgente di linfa purissima e cristallina. Cristallina è l’attrice che muove il personaggio come un pupo siculo, e incantevole è il testo che vive nella sua voce – la voce dell’anima – di Laura Mantovi: Annabella autentica e struggente”.

“Vd’A  incontri di teatro e danza – Festival Le voci dell’Anima”, giunto quest’anno alla nona edizione, è promosso dal Teatro della Centena di Rimini, L.A.R.T.E.S di Aversa e ResExtensa di Bari. La pièce portata in scena dalle bresciane esplora il terzo personaggio femminile raccontato da Wesker nel testo teatrale “Annie Wobbler”. La prima edizione radiofonica dello spettacolo venne trasmessa in Germania il 3 febbraio 1983 con il titolo “Annie, Anne, Annabella”, mentre il debutto teatrale avvenne al Birmingham Repertory Theatre Studio il 5 luglio dello stesso anno. Nei panni di Annabella, stavolta, è entrata Laura Mantovi, che ha interpretato una donna di successo, scrittrice cercata e vezzeggiata dai giornalisti, ai quali racconta ogni volta qualche verità interessante che alimenta la fama attorno al suo personaggio.

Sara Poli

Consapevole di essere solo una curiosità passeggera data in pasto alla voracità dei media, sa nascondere i pensieri e le paure che la agitano. Troverà infine il coraggio di ammettere – almeno a se stessa – quello che è diventata: una scrittrice mediocre, una donna spaventata e amareggiata. E il grande sogno che da sempre l’accompagna, quello di essere poeta, le lacera il cuore. Per l’occasione la regista Sara Poli ha puntato con efficacia sull’intensità in crescendo di un testo drammatico e denso di solitudine. Lo spettacolo era già stato presentato nella scorsa stagione al Vittoriale Musikfestspiele di Gardone Riviera, al teatro Odeon di Lumezzane e al Piccolo Teatro Libero di Brescia.

Spulciando, invece, tra i lavori diretti dall’affermata regista bresciana c’è anche “Le serve” di Genet. Il suo debutto è avvenuto nel 1990 con “La Voce Umana” dopo un percorso di formazione passato tra il Centro Teatrale Bresciano e il Teatro dell’Elfo e le collaborazioni con Daniele Lievi, Elio de Capitani e Mina Mezzadri. Ha curato eventi e produzioni per il Teatro Grande, il Comune di Brescia, Cerveno, la rassegna di Crucifixus e per i Teatri Bresciani in Rete. Da alcuni anni si dedica anche alla realizzazione di video, installazioni e performance costruite con l’uso di linguaggi multimediali e su temi “forti” come la violenza sessuale sulle donne, la disabilità e le morti bianche. Il prossimo impegno della coppia bresciana sara il debutto con “La chiave dell’ascensore” di Agota Kristof, previsto per il 29 novembre nel cartellone della stagione del teatro Odeon di Lumezzane.

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