IRMA – Il ritorno alle radici contro la frenesia della globalizzazione

0

Irma è dolce; Irma è incantata; Irma è sottilmente straordinaria. Stiamo parlando del Comune anche se, ‘nomen omen’ (ovvero ‘un nome un destino’), tutte le Irme di questo mondo magari corrispondono a queste caratteristiche.

Che Irma fosse magica lo sanno in pochi ma lo sanno da millenni, tanto che un monaco tibetano, peregrino del mondo, transitando per il paese, incise sulla pietra un haiku: ‘Casa lunare – di neutrini futuri – stagioni oltre’. Lasciando perdere l’inquietante citazione dei neutrini già un tremila anni fa, è interessante notare come Tha Nha Nai, ché così si chiamava il monaco e che notoriamente non amava scrivere, abbia voluto incidere sulla roccia questo haiku in onore di Irma, perla sperduta e porta temporale. Il posto dove è inciso è tenuto gelosamente segreto: se si sapesse e arrivassero studiosi e turisti Irma perderebbe, nel caos del business, la sua sorridente magia..

Arrivare a Irma in uno strano ottobre estivo circondati dal profumo d’erbe e di vacche apre il cuore a nobili sentimenti, a nostalgie, a estemporanei sogni. Se poi ad accoglierti vi è l’esile e premurosa Giuliana che è incarnazione vivente di Irma, segreta e lieve, allora il cerchio incantato del viaggio in questo universo fatato, così vicino e così lontano, tende a chiudersi. Manca solo lei, l’eterogenea, impetuosa, ardente Annadele. L’aspettiamo andando verso casa di Giuliana, mentre le antiche porte ci sorridono compiacenti e le sagge finestre ci ammiccano lasciando intendere misteri di mondi sconosciuti.

Annadele è nata a Gardone Val Trompia negli anni settanta. È, quindi, nata in un anno del Drago, che pare forgiare personalità tra le più eccentriche dello zodiaco cinese. Chi nasce nell’anno di questa favolosa bestia sarà testardo, passionale, onesto e coraggioso. Sono, quelle del Drago, persone individualiste, predisposte però a compiere del bene per l’umanità. Sono vitali, brillanti, a volte superficiali, idealisti, sensibili e generosi, ottimisti, ricercano e perseguono sempre la verità ad ogni costo così come la perfezione. Sempre allegri, posseggono tatto e diplomazia, per destino potranno contare in un avvenire brillante. Secondo la tradizione cinese, il drago porta virtù, ricchezza, armonia, soddisfazione e longevità. Se qualcuno o qualcosa li irrita, non moderano di certo le loro reazioni o le loro parole. Le persone che hanno questo segno zodiacale, detestano la vulnerabilità in chi li circonda. Sono schietti e sinceri, pudichi e riservati. Hanno una notevole forza fisica ed un’innata forza anche caratteriale che li porterà a prendere sempre in mano le redini di ogni situazione. In generale, nascondono dietro l’aspetto duro, una personalità amabile ed insicura: soffrono molto di fronte alle sofferenze delle persone.

Bene! Ora che abbiamo affidato all’imperscrutabile astrologia la delimitazione del carattere di Annadele, Anna per gli amici, facciamo quattro chiacchiere con questa caleidoscopica artista. Nello specifico artista della creta. Concluso il liceo scientifico, Anna, frequenta per alcuni anni la facoltà di Architettura a Milano dove si è trasferita. Poi nel ’96-’97 partecipa a un corso regionale sulla terracotta e da lì inizia il percorso artistico. Il suo personale percorso artistico e di vita. Una decina di anni fa decide di trasferirsi a Irma, luogo molto adatto all’introspezione, alla ricerca meditativa e alla creatività saggia basata su di un rapporto semplice, immediato, essenziale e perciò profondo con le realtà e le persone. Nasce Viola, la figlia alla quale Anna trasmette le sue eruzioni vitali. Non solo: Anna ha tenuto anche dei corsi a Marmentino con risultati molto positivi.

D’altra parte manipolare, impastare, amalgamare è un gesto, un’attività che dall’infanzia ci attrae per tutta la vita. Un gesto semplice, circolare che va dal fango alle tagliatelle, dal pongo alla pizza e dalla terra alla terra. Parla a lungo, Anna, dei modi per lavorare l’argilla: dalla tecnica a colombino (salsicciotti sovrapposti e poi livellati) all’ingobbio (sistema di decorazione che si perde nella notte dei tempi), all’importanza dell’essicazione. Alla fine non sei tu che plasmi l’argilla ma è l’argilla che acquista una propria anima; tu sei solamente una strumento per far emergere una forma primigenia già ‘decisa’ dall’argilla stessa. E il risultato non è mai come te lo aspetti. “Lavorare l’argilla – spiega paziente Anna – è anche una sfida con se stessi. Vedi qualche cosa che ti attrae, scatta l’idea, la spinta, l’impulso indomabile a fare, creare, costruire…”. Insomma questo lavorìo, fisico, mentale, spirituale affonda le radici dentro un ecosistema in equilibrio instabile ed evolutivo “In quest dieci anni – racconta Anna – sono scomparsi gli amici più anziani… la Rita, la Maria, il Bepi… mi mancano i loro saluti, le loro chiacchiere…”

Non ha avuto crisi di rigetto Anna, passata da una grande metropoli al paesino di centocinquanta abitanti. Ci vive bene e ci vive bene anche Viola.

Chissà, forse la frenesia della globalizzazione non ha contagiato proprio tutte le persone; chissà torna forse il ‘piccolo è bello’: l’esistenza a dimensione umana, una vita che va dal centro della terra alle stelle, piuttosto che dal nord al sud e dall’est all’ovest.

Chissà, forse l’arte di Annadele ci indica proprio questo percorso.