La fine di Gheddafi

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Alla fine l’hanno trovato e ucciso.

Questa poteva essere la fine annunciata di Gheddafi solo se il personaggio fosse stato veramente quel pazzo scatenato che le cronache e le immagini degli ultimi anni ci hanno illustrato. Lo era davvero, un pazzo scatenato. E allora la sua fine non è potuta essere altra.

Io – forse ingenuamente o, meglio, troppo cinicamente – ho sempre creduto che il Rais stesse recitando una parte ma che, alla fine, vistosi perduto e con le spalle al muro se ne sarebbe andato. Via dalla Libia a godersi la fortuna accumulata ai danni del suo popolo tiranneggiato per oltre 40 anni al quale – a onor del vero – agli inizi della sua storia aveva anche regalato sprazzi di civiltà costruendo alcune strade e poche  infrastrutture che lasciavano però sperare in un futuro di minore povertà per i libici.

L’avvisaglia di una possibile fuga all’estero si era avuta quando le agenzia di stampa avvisarono che la moglie e le figlie erano fuggite cariche d’oro e preziosi. Mi ero sbagliato e lui era davvero quel pazzo furioso che credeva di essere un dio e di poter manovrare tra i potenti del mondo.

Ora guardo e riguardo le immagini della sua cattura e, probabilmente, delle sevizie che ha subito prima del colpo finale alla tempia ma non riesco a trovare, nelle mie emozioni, spazio per la pietà umana a cui tutti dovremmo avere diritto.

E mi sorprendo.

Perché sono stato tra quelli che su questa guerra aveva messo in guardia dalla troppa facilità con cui la maggior parte dei commentatori, anche interni, si erano detti entusiasti della sollevazione popolare in Libia.

Perché ero e rimango convinto che la caduta di Gheddafi, come la caduta di tutti coloro che avevano – comunque – garantito uno “status quo” in quelle regioni del mondo, potrebbe sfociare nell’insediamento di regimi integralisti musulmani che tutto sarebbero tranne che il miglior auspicio per la civiltà occidentale in genere e per Israele in particolare. Attendiamo a tal proposito l’esito delle elezioni “libere” in Tunisia e avremo i primi timidi segnali.

Ma per tornare a bomba sulla questione libica, guardando le immagini e ascoltando i commenti mi si accapona la pelle pensando a quanta ipocrisia è contenuta nelle frasi di circostanza di politici italiani e stranieri i quali, quando dicono che la Nato ha appoggiato i ribelli facendolo solo per fini umanitari, mentono sapendo di mentire.

La Libia produce fino a 16 milioni di barili di petrolio il cui rendimento energetico è migliore fino ad un 65% rispetto alle produzioni degli altri paesi della regione.

La Francia e l’Italia sono tra i maggiori fruitori del gas libico e – allora – di quale intervento umanitario stiamo parlando?

E se fosse stata solo umana disponibilità ad aiutare popolazioni soggiogate e oppresse che ne pensiamo noi occidentali della situazione in Siria?

Forse che i poveri siriano siano meno bisognosi d’aiuto dei poveri libici o che siano meno fortunati in termini di presenza di risorse pregiate nel loro sottosuolo? Sono ancora indeciso se pensar d’essere ingenuo o troppo cinico.