GARDONE – La valle in rivolta all’ospedale chiede i 6,8 mln dalla Regione

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Circa 700 firme raccolte in due ore è il bottino messo a segno nel solo pomeriggio di sabato durante il presidio davanti all’ospedale valtrumplino dove il Partito Democratico, le mamme e chi dovrà partorire nei prossimi mesi hanno aperto una campagna per impedire la chiusura della sala parto al quinto piano del nosocomio che imporrebbe alle donne valligiane in gravidanza di dare alla luce il proprio figlio solo agli Spedali Civili di Brescia.

La notizia, di cui abbiamo parlato spesso nei giorni scorsi, è dovuta non solo alla carenza di numeri (400 nascite previste nel 2011 a fronte di 500 richieste dalla legge) come aveva sottolineato anche il direttore generale dell’ospedale cittadino Cornelio Coppini giunto in via Giovanni XXIII per una riunione con i primi cittadini, ma anche alle scarse misure di sicurezza e assistenza durante il parto che solo una struttura attrezzata sarebbe in grado di affrontare. Dietro i sigilli al reparto di ostetricia, però, come ha paventato il sindaco di Gardone Michele Gussago, c’è la preoccupazione, in realtà smentita dallo stesso dg Coppini, che l’ospedale possa essere ridimensionato in futuro e tagliare la Valtrompia dai servizi sanitari indispensabili di cui dispone.

Michele Gussago e Gian Antonio Girelli

E allora ecco che sulla ringhiera che circonda il nosocomio, ma anche sulle porte d’ingresso le mamme hanno voluto affiggere fiocchi rosa e azzurri con il nome e l’anno del nascituro insieme a disegni, richieste dei bambini e perfino l’ecografia di un piccolo che verrà alla luce nei prossimi mesi. Un biglietto da visita che ha coinvolto anche chi passava di lì per un esame o una visita a un paziente e ha voluto gridare il proprio no alla chiusura del reparto. E sulla questione pesano anche i 6,8 milioni di euro che la Regione dovrebbe destinare all’ospedale per il potenziamento del pronto soccorso, la dialisi e altri servizi interni, ma che in via Giovanni XXIII non sono ancora arrivati, seppur il direttore generale Coppini aveva parlato della firma, ancora attesa, del ministero della Salute per il via libera.

Il presidio davanti all'ospedale

“Pdl e Lega Nord hanno fatto a gara per prendersi i meriti sulla somma da destinare all’ospedale – è stato lo sfogo del sindaco Gussago – ma oggi mi risulta che questi soldi ancora non ci siano. Quindi invito tutti a darsi da fare almeno per la somma destinata al pronto soccorso, altrimenti, dopo la botta del taglio alla maternità potrebbe subire nuovi contraccolpi”. E al presidio ha partecipato anche il consigliere regionale del Partito Democratico Gian Antonio Girelli, presente nella commissione Sanità al Pirellone, che ha espresso il suo no al ridimensionamento dell’ospedale. “Con l’idea che bisogna tagliare per la mancanza di risorse dovute ai trasferimenti e alle casse vuote c’è il rischio che i presidi periferici come questo vengano debilitati – ha commentato Girelli – ma se c’è stato uno sperpero di denaro certamente qui non è avvenuto perchè è una delle ramificazioni sanitarie più importanti e sane della Lombardia. Andremo avanti per questa battaglia in consiglio regionale e spero che tutti i bresciani, di qualsiasi colore politico, siano d’accordo”.

L’episodio della chiusura del quinto piano di Gardone potrebbe inserirsi anche in un’ottica più generale per i servizi che escluderebbero la valle, come il caso dell’autostrada ferma su un binario morto, il progetto della metropolitana non previsto da queste parti e la depurazione ancora sulla carta. Si è soffermato sulla questione anche Paolo Pagani, della segreteria provinciale del Pd, a sostegno della raccolta firme che andrà avanti nelle prossime settimane per revocare la decisione. “Riteniamo che la chiusura del reparto maternità possa essere l’inizio di un ulteriore depotenziamento – ha detto Pagani – che ha un bacino d’utenza essenziale, ma sufficiente, ora servono gli investimenti”. Bocche cucite, invece, dalla parte delle dipendenti mentre sono le mamme a voler tirare dritto con la protesta. La simbolica mobilitazione a colpi di fiocchi azzurri e rosa continua, così come vanno avanti i commenti sul web e, in particolare, su Facebook dove oltre 600 persone si sono iscritte alla pagina dedicata e da dove è stata lanciata l’iniziativa.