GARDONE – La Valle è terra di roccoli? Si chiude la trilogia di Giampietro Corti

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Con “I Roccoli della Media Valtrompia. I luoghi, gli uomini, le tecniche dell’uccellagione” Giampietro Corti chiude la trilogia della descrizione degli appostamenti di caccia, dopo la pubblicazione degli altri due volumi relativi alla Bassa e Alta Valle.

Giampietro Corti e il sindaco Gussago

Giampietro, classe ’59, di Villa Carcina, di professione Guardia Forestale, ha impiegato una decina di anni per completare la sua opera. Sono circa 760 i roccoli censiti nei tre volumi “numero approssimato per difetto – ha circostanziato – visto che ultimamente ne ho scoperti ancora altri quattro o cinque. Tant’è che la Valtrompia potrebbe essere chiamata la Valle dei Roccoli”.

Serata gremita, quella della presentazione del libro che si è tenuta in una piccola saletta di Villa Mutti Bernardelli, sede dell’Archivio Storico della Caccia, del Museo delle Armi e della Biblioteca. Serata “condecorata” dal sindaco Michele Gussago, Francesco Pea direttore del settore Caccia e Pesca della Provincia ed Elisa Fontana assessore alla Cultura della Comunità Montana, durante la quale Corti ha tenuto a precisare che il suo lavoro non è finalizzato solamente alla descrizione delle tecniche di caccia e di aucupio (cioè delle tecniche per catturare uccelli) ma anche a far luce sulle storie non scritte della Valtrompia.

La caccia, infatti, rappresentava un’integrazione economica non indifferente per le persone che vivevano ai limiti della sussistenza e nella quale erano impegnati un po’ tutti i membri della famiglia. Non parliamo di preistoria: in sala c’era chi si ricordava come da ragazzetto tredicenne portava il sabato sera le misere vivande al padre, su al roccolo. Il roccolo, di conseguenza, diventava una dependance della casa in paese.

La copertina del libro

Il volume si compone sostanzialmente di due parti: una storica e una descrittiva nella quale sono delineati gli itinerari che passano appunto dai roccoli. “E’ un libro che non si legge come un romanzo – ha puntualizzato l’autore – ma si mette nello zaino per andare alla scoperta dei posti di caccia”. La presentazione giunge in un momento abbastanza teso e difficile per i cacciatori che devono fare i conti con uno spiegamento di forze di pubblica sicurezza formidabile e incomprensibile, visti i pochi risultati ottenuti. “Ventisei guardie forestali giunte da Roma – spiegava un cacciatore ben informato in un suo intervento – hanno stilato quaranta verbali in un mese”.

Insomma, come aveva detto il primo cittadino di Gardone nella sua allocuzione iniziale “cacciatore non è sinonimo di bracconiere”, anzi possiamo dire che sono proprio i cacciatori, quelli che per tutto l’anno curano il posto di caccia, tengono puliti i sentieri, provvedono al roccolo più che alla propria abitazione e i primi a contrastare il fenomeno del bracconaggio.

“D’altra parte – ha aggiunto Corti – il vero cacciatore ama la natura e deve essere un bravo botanico, conoscere le piante; deve essere un bravo giardiniere, sapere quando e come tagliare alberi e rami; deve essere un bravo meteorologo, capire che tempo farà e soprattutto deve essere un bravo ornitologo e conoscere le abitudini e la vita degli uccelli”. Anche se il vicequestore del Noa (Nucleo Operativo Antibracconaggio) di Bovegno, Isidoro Furlan ha dichiarato che “…il fenomeno è diffuso e in continua evoluzione. Il bracconaggio non conosce sosta, anzi, è pure in aumento…”. Minchia ragazzi! Siamo una valle di delinquenti. Tra un po’ ci ritroveremo gli autoblindo sotto casa.

In ogni caso il ripercorrere con Giampietro, più o meno idealmente, gli antichi sentieri di caccia e la vita dei cacciatori aiuta a riscoprire un’eredità non ancora del tutto persa, ma anche una dimensione, arcaica e naturale, della montagna. É un invito per noi che ormai viviamo il nostro travaglio quotidiano chiusi nel fondovalle, più vicini al centro della terra, ma più lontani dal cielo, lontani dai profumi, dalle erbe, dalle piante, dalle albe…

2 Commenti

  1. Uno squallido personaggio che invece di difendere la natura si fa pubblicità per ammazzarla sostanzialmente difendendo quei cacciatori e roccolisti che se ne avvantaggiano vendendola e guadagnando soldoni. tristezza . un libretto da eludere e rimandare all’editore.

  2. caccia, solo in italia esistono i capanni da caccia che hanno il (diritto!!!) di ricevere in regalo uccelli di specie selvatiche catturate con impianti detti roccoli che per le leggi comunitarie sono illegali, nei capanni ci sono specie da richiamo protette in europa ma che in deroga si possono cacciare, come il fringuello la peppola il frosone, specie che normalmente sono tutelate.
    come si puo dire che i roccolatori e i cacciatori amano la natura!
    il cacciatore ama la natura solo morta!!!!!!!!!!
    perchè morto è il loro cuore

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