GARDONE – La Comunità montana unita contro i “sigilli” alla sala parto

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Update Le recenti notizie che riguardano l’ospedale di zona, nella fattispecie l’annunciata chiusura della sala parto del reparto di ginecologia, hanno creato un giustificato allarme negli amministratori valtrumplini che nell’assemblea comunitaria del 28 settembre scorso avevano chiesto alla Comunità montana di attivarsi per verificare i reali intendimenti della Regione Lombardia e azienda ospedaliera.

Hanno così predisposto un documento congiunto, presentato ieri in via Matteotti a Gardone, indirizzato al presidente della Regione Roberto Formigoni, all’assessore alla Sanità Luciano Bresciani, alla presidente dell’omonima commissione Margherita Peroni nonchè a tutti i consiglieri regionali bresciani, al direttore generale degli Spedali Civili Cornelio Coppini e alla direzione dell’ospedale triumplino.

Nella missiva il presidente dell’ente comunitario, unitamente ai primi cittadini della valle, sottolinea che dopo l’incontro del 6 ottobre scorso con il direttore generale del Civile viene espresso il forte rammarico per la mancanza di coinvolgimento delle istituzioni del territorio. In sostanza, la decisione di chiudere la sala parto è stata “imposta e non concordata, ricordando che soltanto un anno e mezzo fa si parlava di potenziamento dei servizi nel presidio ospedaliero di zona.

Si ritiene indispensabile – si legge nel documento – un piano complessivo di riqualificazione del presidio a tutela del diritto alla salute dei cittadini della Valtrompia. Si chiede quindi alla Regione Lombardia un confronto congiunto urgente con l’assessore alla Sanità e la direzione sanitaria al fine di trovare quelle risposte positive che tutti i sindaci auspicano da tempo e nel frattempo si confida che voglia revocare, annullare o sospendere le decisioni già assunte per l’ospedale di Gardone”.