GARDONE – Chiude la sala parto, la protesta sul web lancia iniziative

0

Update Dopo la notizia diffusa nei giorni scorsi sulla chiusura, prevista a partire dall’inizio del 2012, della sala parto dell’ospedale del paese valtrumplino, ma che serve ad ampio raggio le future mamme anche dei Comuni limitrofi, la gente è negativa sulla decisione e per manifestare il proprio dissenso ha deciso, da circa una settimana, di sfogarsi sul web.

E’ nato il 7 ottobre scorso, infatti, proprio il giorno dopo la visita del direttore generale degli Spedali Civili di Brescia Cornelio Coppini per informare sindaci e operatori sul tema oggi più dibattuto in valle, la pagina di Facebook dal titolo emblematico: “No alla chiusura del reparto di ostetricia dell’ospedale di Gardone Vt”. La decisione, già trapelata durante una seduta dell’assemblea della Comunità montana nei giorni scorsi e confermata proprio una settimana fa dal dg Coppini, deriva da una legge nazionale che ha puntato la scure dei tagli sulle sale parto che non arrivano almeno a 500 nascite all’anno.

E sotto la forbice c’è anche Gardone che, con i suoi 400 parti previsti nel 2011, non ha le credenziali per continuare ad operare. A fronte del pesante taglio su una struttura considerata fondamentale per la zona e le tradizioni della comunità, soprattutto per le donne che partendo dalla valle non vorrebbero arrivare fino a Brescia (magari nel traffico cittadino) per partorire, nascerà invece un reparto di venti posti letto per sub acuti con cui sfoltire i degenti del Civile e un day hospital.

Ma sull’idea i sindaci della Valtrompia riuniti nei giorni scorsi in un animato incontro con il direttore generale del Civile proprio in via Giovanni XXIII e che si ritroveranno a breve, sono scettici perchè secondo loro questo non sarebbe altro che la prima fase di un ridimensionamento (smentito da Coppini) dell’intera struttura sanitaria. E intanto la pagina di Facebook continua a macinare commenti, con oltre 360 utenti che hanno deciso di cliccare su “Mi piace” perchè contrari alla chiusura del reparto.

Sul social network si esprimono alcune neo mamme che dicono di aver partorito da poco proprio a Gardone e in un clima ospitale e comodo, altri nati diversi anni fa proprio nelle stanze triumpline. La protesta, in base al sentore degli internauti, non sembra andare avanti solo sulle pagine virtuali, ma in manifestazioni simboliche vere e proprie che vorrebbero far cambiare decisione ai “piani alti” della politica nazionale.