LUMEZZANE – Vito Gnutti “probo figlio” nel ricordo della Valgobbia

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Imprenditore, politico, ma soprattutto legato al lavoro. E’ questo il profilo di Vito Gnutti tratteggiato sabato scorso nella piazza del municipio nel paese valgobbino per l’inaugurazione di una lapide a lui dedicata. Alla cerimonia era presente il sindaco Silverio vivenzi con la giunta al completo, la vedova Nerina Codina e i maggiori rappresentanti della Lega Nord, partito nel quale Gnutti militò fino al 1999 prima di abbandonarlo a favore della Democrazia Europea.

C’era molta gente, aldilà dei dissidi politici, a ricordare la figura del valgobbino morto tre anni fa a 69 anni e che si era distinto per gestire al meglio le proprie imprese, confrontarsi con i lavoratori e sindacati per un accordo condiviso e rendere illustre Lumezzane, nonostante le polemiche occorse su quella decisione, quando nel 1994 divenne ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nel primo governo Berlusconi.

Un’azione, come detto, che aveva provocato malumori tra gli industriali dopo che Gnutti era stato per diverso tempo membro negli organi produttivi, da Confindustria per i Giovani imprenditori, alla vicepresidenza di Aib e a capo del Comitato Piccola Industria sempre nell’associazione bresciana. “L’idea di entrare in politica – ha detto mons. Paolo Taglietti, che è stato parroco dell’omonimo Villaggio dal 1975 al 1985 – per Gnutti non era quella di rimanere attaccato alla poltrona come adesso, ma svolgere il suo servizio per il periodo indicato prima di ritornare ai suoi incarichi di lavoro”.

Silverio Vivenzi e Nerina Codina

Lavoro e ancora lavoro, quindi, sono le caratteristiche che hanno contraddistinto l’imprenditore diventato poi deputato e senatore nelle file del Carroccio. Poi i dissidi interni con Umberto Bossi l’avevano costretto ad abbandonare ed entrare nella breve esperienza della Democrazia Europea. Su tutti, però, come ha ricordato ancora mons. Taglietti, Vito Gnutti era legato ai valori della famiglia e della fede, seppur essenziale. Gli aneddoti da elencare sulla vita dell’imprenditore valgobbino sono molti, ma uno dei più particolari è quello che l’ha portato a trattenere la liquidazione in accordo con i propri operai nei tempi in cui doveva ripartire con l’azienda, per poi restituire tutto quando l’attività è ripresa.

E dopo i discorsi ufficiali, intervallati dalle note della banda musicale di San Sebastiano, è stata scoperta la lapide in marmo di Carrara che campeggia nel cortile del palazzo municipale, proprio al confine con la villa, oggi disabitata, appartenuta proprio a Gnutti. L’opera, progettata dall’ingegner Enzo Ragni, è stata scolpita dall’artista francese di origini valgobbine Marie Laurence Codini Bas e raffigura, su un lato, l’effige dei ruoli che ha ricoperto e sull’altro il busto scavato nella lapide. Si tratta di un riconoscimento importante, voluto dalla vedova Nerina e che oggi campeggia simbolicamente tra due realtà: la sua “vita” da una parte e il municipio dall’altra che rappresenta il suo ruolo da amministratore.