BRESCIA – Gli oneri alti frenano le piccole imprese verso il credito

0

28 milioni di euro di costi in più nel 2011 per le piccole imprese bresciane che richiedono credito per affrontare la crisi di liquidità (e 117 giorni per ricevere un pagamento): queste le crude cifre snocciolate dal Centro Studi di Confartigianato, che ha paragonato i dati rilevati a luglio 2010 e confrontati con quelli del luglio 2011.

Eugenio Massetti

La politica di incremento dei tassi di interesse attuata dalla Bce (+0,50 nel 2011) mette in crisi le piccole e micro imprese della provincia di Brescia, che nel 2011 hanno sostenuto un costo per maggiori oneri finanziari stimato in 28, 2 milioni di Euro, 253 euro all’anno in più media per ciascun piccolo imprenditore.

Continua dunque la crisi del credito alle imprese che a tutt’oggi rappresenta il più forte freno allo sviluppo e alla ripresa. Se è pur vero che è aumentato lo stock dai crediti richiesti ed ottenuti da luglio 2010 a luglio 2011 (+7,1% nel manifatturiero, +1,1 % nei servizi e +5,1% nelle costruzioni), è importante sottolineare che nel contempo ne è aumentato il costo e che buona parte di questo aumento di credito ottenuto a costi più alti non è legato ad investimenti e progetti di sviluppo ma alle sempre più forti tensioni sulla liquidità aziendale. Per chiarezza, l’ammontare dei 28 milioni di euro è dato da tre fattori, innanzitutto l’aumento del volume del credito richiesto, ma in modo particolare dall’incremento dei tassi Euribor della Bce e la conseguente crescita degli interessi da parte delle banche, accresciuti in misura maggiore rispetto a quanto avvenuto nel 2010. La maggiore richiesta di credito sembra determinato soprattutto dal forte incremento dei ritardi nei pagamenti: se a luglio 2010 occorrevano 90 giorni in media per ricevere un pagamento, a giugno 2011 il tempo medio necessario è arrivato a 117 giorni.

Il grido di allarme – sottolineato dal presidente di Confartigianato Eugenio Massetti – richiama ancora una volta tutto il mondo economico e politico ad attuare provvedimenti urgenti ed immediati per favorire l’accesso al credito delle imprese riducendone i costi, il cui aumento è del tutto ingiustificato stante anche la situazione di quasi stagnazione economica che perdura e ai segnali pressoché continui di Non-ripresa che giungono dalle statistiche.

A Brescia il 18% del credito alle imprese è infatti assorbito dalla piccole e micro imprese, che ancora una volta rischiano di pagare caro la politica della Bce di incremento dei tassi e il clima di sfiducia e instabilità del mondo bancario che sembra accentuarsi in queste settimane.

Il calo di domanda di credito per gli investimenti – sottolinea Massetti – è un grave segnale per l’economia della Provincia ed è dovuto alla continua incertezza delle prospettive della domanda, al rallentamento quasi a zero della crescita economica ed alla ancora non piena utilizzazione degli impianti, dato accertato col rallentamento della produzione ancora a settembre 2011. Ciò che impressiona – dice Massetti – è che le imprese chiedono credito soprattutto per ristrutturare debiti già esistenti. In questo quadro difficile rimane come uno dei pochi punti di riferimento e garanzia solo il sistema dei Confidi Artigiani, che sono tra i pochi a sostenere questa richiesta di credito (+19,2% di garanzie prestate in provincia di Brescia negli ultimi 12 mesi). La crisi finanziaria che investe le imprese, in modo oggi ancora più preoccupante che nel passato della Crisi economica, colpisce peraltro anche le famiglie, ed in molti casi è difficile distinguere nelle piccole e micro imprese il patrimonio familiare da quello aziendale.

Le famiglie di Brescia – sono sempre dati dell’osservatorio economico di Confartigianato – assorbono l’11,4% del credito (con un aumento in un anno del 2,6%), e ad oggi, settembre 2011, ogni famiglia bresciana ha in essere un debito privato medio di 23.374 euro. Ad essa va aggiunta la quota di debito pubblico che grava su ogni persona (anziani e neonati compresi), che è salito al 120% del PIL, vale a dire ad oltre 32.000 a testa di debito. Questa situazione di potente indebitamento pone la Provincia di Brescia, insieme all’intera economia Italiana, in una situazione di gravissimo pericolo, non lontano da un punto di non ritorno che potrebbe portarci, in assenza di un intervento deciso in favore dello sviluppo, a situazioni devastanti come quella Greca.

Basti pensare che i crolli di Borsa degli ultimi due mesi hanno fatto perdere in media 8.635 euro per famiglia/piccola impresa che abbiano investito i proprio risparmi o capitali in azioni, obbligazioni o fondi comuni di investimento. Un forte intervento di controllo sullo strisciante rialzo dei tassi di interesse (che deve essere fermato in tempo) colpisce soprattutto le piccole e micro imprese rispetto alle grandi, piccole imprese che rischiano così di soffocare definitivamente. Se l’economica della provincia è basta sulle piccole e micro imprese, e questo è un dato storico e reale incontrovertibile, la situazione di oggi è davvero a rischio di rottura: occorre dunque un intervento deciso e un forte impegno anche dei nostri parlamentari perchè soffocare la piccola e micro impresa significherà tagliare del tutto ogni possibilità seria di ripresa dell’economia per gli anni a venire