TAVERNOLE – Dagli “scapì” alle armi sportive: lo sviluppo della Valle

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Il filo rosso della storia dell’uomo scorre, in verità, da un lasso di tempo geologicamente insignificante, tuttavia consente tante ma tante di quelle divagazioni che non finisci mai di scoprire storie, avvenimenti e vicende passate più o meno gustose, istruttive e interessanti. Vicende di nonni, avi e trisavoli e anche più indietro. Quando poi si parla di storia locale le tenebre del passato si intrecciano addirittura con ricordi recenti e gettano luce (scusate l’incongruente gioco di parole) sui tempi attuali, sul carattere e la tipologia di questa gente.

Il Forno di Tavernole

Teatro di un’impresa di questo tipo è stato quest’estate il Forno Fusorio, fucina, per il lustro del suo nome, di iniziative culturali di ottimo livello. Unita all’organizzazione del Forno troviamo addirittura, nel caso specifico, il Lions Valtrompia, complice un gioviale, affabulante e piacevole (non per niente avvocato di professione) Leonardo Peli. Serata quindi affollata e curiosa. Si parla di Barbari e di Galli; di Cenomani e dei poveri disgraziati “damnata ad metalla”. Il Leonardo, dopo le opportune parole introduttive del sindaco Andrea Porteri e del presidente del Lions Valtrompia Andrea Mazzoleni, introdotti nella serata dallo spumeggiante, ironico e catartico proemio del cerimoniere Roberto Benevenia, “prende il boccino”.

Difficile compito quello del Leonardo: parlare delle storie minori, quelle che i libri non raccontano; quelle vicende che ci hanno creato così, noi triumplini, perché alla fin fine anche tu sei figlio di quel barbaro bastardo che, nottetempo, ha fracassato il cranio al pastore per impadronirsi delle sue mucche e ha violentato la giovin pulzella che si era avventurata sola per i campi. Insomma, spiegherà Leonardo, siamo figli di tribù Retiche discendenti, forse, degli Etruschi. E dite niente: gli Etruschi hanno creato una nobilissima civiltà, misteriosa, matriarcale, affascinante della quale abbiamo poco o nulla di tradizione scritta. Sarà per questo che le donne triumpline amano parlare fitto fitto tra loro sottovoce: si tramandano antiche e segrete tradizioni orali.

I primi insediamenti importanti di tribù Retiche furono Bovegno e Zanano. A cavallo del 388 a. C. arrivano dalle nostre parti i Celti. Insuli a Milano e Cenomani a Brescia. Ma tieni presente che i triumplini mica se li filavano i Cenomani. Anzi, a un certo punto a Brescia arrivano addirittura i Romani e i Cenomani ne approfittano per allearsi con loro e sottomettere i triumplini che finiranno in gran numero a lavorare nelle miniere di ferro. Nasceranno così i rudi, coriacei, anonimi damnata ad metalla. Ci penseranno poi i Longobardi a dare una svolta alla storia della nostra valle. Nella sua digressione, il Leonardo riesce anche ad inserire episodi gustosi. Sapete, per esempio, chi ha inventato i calzini (o “scapì”) e le giarrettiere? Il re longobardo Rotari.

E non fu invenzione da poco perché poi tutti volevano i calzini triumplini e, sulla scia dei calzetti, sbocciarono i commerci per i prodotti in lana; lana di prima qualità la nostra, e i clienti esigevano che gli indumenti fossero prodotti in “magna pars” con lana della Valtrompia. Per cui i produttori di lana della nostra valle divennero molto potenti e ricchi… Tanto che l’associazione dei produttori di lana (ai tempi queste associazioni erano chiamate Gilde) aiutò economicamente Brescia nella guerra contro Federico II. La pastorizia, quindi, ebbe sempre rilevanza economica e sociale nella Valtrompia e ruolo importante per la commistione culturale e per l’intreccio degli aspetti socio-economici quanto ebbe la transumanza.

L’astuzia dei pastori dell’Alta Valle è nota e consolidata. Narra il Leonardo che in tempi andati un pastore era uso portare a svernare le proprie vacche nelle stalle della Bassa Bresciana, a Orzinuovi o giù di li. Il pagamento dell’affitto, tradizionalmente, andava fatto quando “… si sarebbero sciolte le corde delle vacche dagli anelli…”. Un anno però il furbo pastore (di Collio) al momento di tornare sui pascoli alti del Maniva, sciolse direttamente le mucche dalle corde, lasciando quest’ultime attaccate agli anelli. A rigor di logica, quindi, non doveva pagare niente al contadino della Bassa perché le corde delle vacche erano ancora attaccate agli anelli e sarebbero state attaccate più o meno per sempre.

Il contadino di Orzinuovi o giù di li, naturalmente non ne fu contento e scrisse, a imperitura memoria, sul muro della stalla “Gente di Collio più non ne voglio”. Insomma, in questa serata, tra il conviviale e l’ufficiale, tra il serio e il brioso, i dirigenti del Forno Fusorio e del Lions Valtrompia hanno dato avviso di come la storia non sia solamente storia di eserciti ma anche e soprattutto di uomini e donne che fanno il fieno, mungono mucche, allevano figli e vitelli, si ubriacano, costruiscono muri… insomma si sfangano la giornata al meglio, tra liti e amori, fatiche e gioie, azioni insignificanti e atti che avranno ripercussioni negli anni a venire. Meditate gente, meditate…