MARMENTINO – Riempiamo il mondo di colori

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L’arte è come l’amore: indefinibile, inafferrabile, inspiegabile. Alla fine chi stabilisce che una certa opera è opera artistica? Saremo ignoranti e nichilisti ma propendiamo per una soggettiva definizione di arte: ciò che mi piace, mi piace e per me questa è arte.

D’altra parte anche le manifestazioni d’amore sono soggettive “Mi piaci, ti amo tanto che se mi tradisci ti ammazzo!”; … Avremo modo di approfondire parzialmente il concetto (di arte, non di amore) più avanti, parlando con l’Arnalda. Chi è l’Arnalda? Ah mica ve lo dico adesso, anche perché il protagonista di quest’articolo non è l’Arnalda ma il Franco Bertolina, zio della signorina citata.

Il Franco abita a Marmentino da quando si è sposato, cioè da trentasei anni. È nato a Sarezzo l’11 aprile del ’44. Pittore fin dalla tenera età, da quando frequentava i primi anni di scuola, è un autodidatta puro. Sostanzialmente schivo non ha mai esposto le sue opere, non ha mai partecipato a mostre e non ha intenzione di parteciparvi.

Non ha vissuto e non vive della sua arte ma ha sempre fatto l’operaio prima alla OM e poi alla Sanitaps. Marmentino – Brescia per lavorare e cucina – legnaia (che sta sotto la casa) per dipingere: sono questi i tragitti fisici, principali, costanti, fedeli del peregrinare del Franco. Più intrigante, ovviamente, il suo peregrinare spirituale che si concretizza in tele che riconsegnano al mondo un lavorìo frutto della maestria e della testa del Franco e del soffio vitale della, per il momento astratta, Arnalda. Farsi spiegare dal Franco il messaggio o il significato delle sue opere non è possibile.

Alla fine al Franco non interessa lanciare messaggi o sviluppare teorie; “Quando dipingo mi rilasso” e ti fa vedere i suoi quadri. Punto. Un modo per far frollare la testa dall’odore di olio e ferro della produttiva valle Trompia (e dintorni) e per lasciare un segno in questo mondo. I quadri firmati Franco Bertolina sono tantissimi, sparsi per casa sua e dei parenti (dell’Arnalda in particolare…).

La pittura del Franco va dalla rappresentazioni onirica, allo scorcio paesaggistico, alla riproduzione di quadri di Kostabi e Rabarama.
Detto questo possiamo dire che il Franco vive in un paese elegiaco, adatto a chi ama le nostalgie dei tramonti montani, le letizie dei profumi settembrini, le esultanze degli odori dei prati estivi, le delicatezze dei panorami svagati dalle luci sfuggenti del sole incerto dell’inverno, le fragilità dei ricordi depositati nell’anima, le morbidezze del silenzio solitario di alberi fruscianti… In più il Franco gode delle attenzioni della moglie che ha sviluppato una notevole propensione per il pollice verde, per cui casa e dintorni sono pieni zeppi di gerani e fiori vari. Anche se il Franco sottolinea una caratteristica tipica dei paesini montani “Perfino dopo trentasei anni vivo nel paese con un certo disagio: qui la gente è molto buona ma anche molto selettiva. Se non appartieni alle famiglie storiche sei messo un po’ ai margini del vivere comunitario”.

Guardiamo i quadri, faccio foto, ci spostiamo da una stanza all’altra; brevi le spiegazioni del Franco sui quadri, anche perché le opere d’arte in realtà non hanno bisogno di spiegazioni: parlano da sole. Poi andiamo in un’altra casa, duecento metri da quella del Franco, vediamo altri quadri e lì, in uno slargo del prato scosceso, sotto un paio di ombrelloni, troviamo la moglie del Franco le di lei sorelle e … l’Arnalda.

In questa estate africana pure a Marmentino ha fatto caldo, anche se non come nella Valle, e chi ha potuto  ha cercato il fresco tra bucolici paesaggi e omeriche chiacchiere. Così, nel pomeriggio che induce all’indolenza, riusciamo anche a dipanare il mistero della fonte ispiratrice del Franco: l’occulta e arcana Arnalda. La ragazza in questione abita a Lumezzane e, forse perché ha pesantemente vissuto il mondo dell’industriosa Lumezzane fatto di ferro, ottone, lubrificante, trucioli e torni ha trovato una via di equilibrio nell’arte. Ovvero nello zio Franco. “È lei la fonte del peccato” dice una delle zie. È lei che spinge lo zio a dipingere; è lei che sprona il ‘burbero’ zio a fare quadri (e che quadri!); è l’intellettuale che ‘censura’ e seleziona Konstabi e Rabarama da riprodurre o da elaborare.

Ma perché non ti metti a dipingere anche tu? “Perché non ho tempo” risponde l’Arnalda. Mah! Pare proprio una scusa bella e buona. Comunque ci pensa lo zio Franco a concretizzare sogni ed emozioni. Cos’è l’arte per te? La risposta dell’Arnalda, per quanto vaga, sfuggente e indeterminata da un punto di vista tecnico, è profondamente vera “Ciò che mi procura emozione di primo acchito. Quando guardo un quadro ‘viaggio’”.

Non procediamo oltre, in questo caldo pomeriggio d’agosto, tra il lussureggiante verde di siffatto mondo dove l’opera dell’uomo appare più superflua del frinire dei grilli. Epperò qualcuno ha detto che niente è più necessario all’uomo del superfluo…

Ci lasciamo con l’augurio di Franco “Mi piacerebbe che tutti dipingessero… Aiuta a riflettere… Avremmo un mondo migliore”