GARDONE – Obiettivo integrazione a convegno sulle donne straniere

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Autorità, istituzioni ed esperienze si sono confrontate l’altra sera nella sede della Comunità montana della Valtrompia per affrontare i problemi che trovano le donne straniere nell’integrarsi con la popolazione locale. Lingua, tradizioni, abiti e leggi, infatti, sembrano talmente distanti rispetto alla cultura mediterranea, che porta le stesse immigrate verso la chiusura al proprio interno, senza rivelare difficoltà, punti deboli e bisogni quotidiani.

Se n’è parlato durante il convegno “Donne straniere in Italia. Quali percorsi per una buona integrazione?” organizzato dalla Commissione Pari opportunità della provincia di Brescia proprio in Valtrompia, una delle zone con il più alto tasso di immigrazione rispetto ai cittadini residenti. Alla tavola rotonda, introdotta dai saluti della presidente Anna Rosa Rocca, dell’assessore alle Pari opportunità di Palazzo Broletto Aristide Peli e della vicepresidente della Comunità montana Elisa Fontana, sono intervenuti alcuni esperti del caso ed è stata raccontata in prima persona un esempio di integrazione ben riuscito.

La difficoltà più grossa che le donne si trovano ad affrontare quando entrano nel Belpaese è soprattutto di genere. I loro conterranei uomini, infatti, riescono con più facilità ad inserirsi nel nuovo habitat, trovare lavoro e mettersi nel tessuto sociale, al contrario il gentil sesso è condizionato spesso dagli abiti (e in particolare dal velo) che lo escludono dalla società. Una delle soluzioni più vicine all’integrazione, lanciata ieri dal convegno, è puntare sulla scuola come luogo di scambio di culture, lingue e tradizioni.

Di certo, nel messaggio di speranza diffuso alla platea gremita di gente, è che la donna rappresenta il punto fondamentale per la società civile grazie all’accudimento dei figli, l’ordine in casa e la cura della società. In base ai dati diffusi dalla consigliera provinciale delle Pari opportunità Antonella Montini, l’identikit di una donna emigrata è single o in coppia mista e con problemi economici, in arrivo dall’Europa dell’est, oriente ed America Latina. Il dato più sorprendente, ma immaginabile, è il grado di istruzione molto alto (almeno la laurea) su cui possono contare ma non per il lavoro, viste le quasi 2 milioni di donne presenti in Italia impiegate come badanti per gli anziani e spesso soggette allo sfruttamento.

La serata è stata anche l’occasione per raccontare alcune esperienze di esempi positivi di integrazione e altri, invece, conclusi male, addirittura verso la morte. Il caso emblematico è quello di Hina Saalem, la 16enne uccisa cinque anni fa a Sarezzo dal padre perchè la riteneva troppo occidentale. Sul caso è intervenuto il giornalista e autore tv Giommaria Monti che insieme a Marco Ventura ha scritto il libro “Hina: questa è la mia vita”, un racconto quasi romanzato che spulcia tra interviste, inchieste e pagine di tribunali.

Al contrario, è una storia a fin di bene quella di Najat Bessali, la mediatrice interculturale e vicepresidente dell’Associazione Comunità Marocchina delle Donne in Italia, giunta in Sicilia a otto anni e testimone dell’esperienza di difficoltà in cui – ha detto – “le donne non possono pretendere tutto, ma anche darsi da fare per entrare nel tessuto quotidiano. Le ragazze straniere devono conoscere il proprio potere ed è importante che si mettano insieme, condividano le tradizioni”. Alla tavola rotonda è poi intervenuto il presidente del centro interculturale Europeo di Gargnano Bruno Ducoli che ha fatto un’analisi più filosofica dell’idea di integrazione.