Profondo rosso

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Le borse internazionali ci sono da tempo, al “profondo rosso”. L’economia mondiale anche.

Noi – invece – siamo al ridicolo. Vertici e incontri. Tavoli tecnici e tavole rotonde. Workshop e work in progress.

Contributo al 10% sui redditi superiori ai 90mila euro – anzi no – 5% su 500mila – anzi no – 3% su 300mila.

Iva su – anzi no – anzi sì, su per tre mesi – anzi no – su sempre.

Le pensioni non si toccano – tuona capitan padania – e invece no le ritocchiamo, risponde capitan berlusca.

Bossi con Berlusconi contro Tremonti e tutti contro non si sa più chi e in favore di cosa.

Mi viene in mente una pubblicità nella quale il protagonista – alla fine – urla “bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa”.

E’ da prima delle ferie – degli altri, perché noi siamo rimasti qua a scrivere per tutto agosto – che sento dire che non c’è più tempo. Ma per fare che?

Son passate sei settimane in un tira e molla vergognoso e non è ancora morto nessuno.
L’unica cosa morta e sepolta è la credibilità di una classe dirigente politica che assomiglia sempre di più a Topo Gigio ma, almeno, lui era simpatico e non viveva alle nostre spalle.

Prima che qualcuno mi dia del comunista mi affretto a confessare candidamente il mio credo liberale e liberista. E da questo candido punto di vista non capisco nemmeno l’utilità di uno sciopero contro chi? Utile a chi? Dice – utile a far capire che “la classe operaia” ne ha i marroni pieni – come s’è affrettata a urlare quella raffinata signora al microfono di David Parenzo su “In Onda” l’altra sera a La7.

Sì, perché –invece – la “middle class” italiana è felicissima, gode di ottima salute e sorride ogni volta che Tremonti, sempre lì lì per fare la famosa riforma fiscale liberale e liberista promessa dal 94, intanto, introduce una situazione da “stato di polizia fiscale” che, quando la propose Visco, pareva arrivasse “Baffone”.

Lo ripeto sempre. Non voglio fare il qualunquista. Ma come si fa a pensare che i mercati abbiano fiducia di una manovra fiscale indefinita, elaborata da una classe politica in perenne contraddizione con se stessa?
E se i mercati non finanzieranno adeguatamente il nostro debito pubblico il “default” (come dicono quelli che le sanno sempre tutte) è dietro l’angolo.

Si avvicina il decimo anniversario degli attentati dell’11 settembre. Adesso si riesce a capire cosa s’intende quando si dice che i nostri soldati, insieme a quelli di tanti altri contingenti “Nato” sono andati in Irak e in Afghanistan per difendere l’Occidente? Se ancora non è chiaro, provate a pensare cosa sarebbe stato delle nostre economie dopo altri attentati simili a quello delle Torri Gemelle.