Parco di Naquane chiuso di domenica?

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Le incisioni rupestri della Valcamonica sono il primo sito italiano inserito nella World Heritage List dell’Unesco. Il Parco di Naquane, fondato nel 1955, è uno dei più grandi musei a cielo aperto esistenti, punto di riferimento per i turisti di tutto il mondo che visitano Capo di Ponte, ma adesso rischia di restare chiuso la domenica, per tutto l’autunno.

Pubblichiamo la lettera scritta dal sindaco di Capo di Ponte, Francesco Manella, e dal presidente dell’Agenzia turistico culturale, Francesco Ferrati:

Avevamo gioito, alla vigilia dell’estate, per la riapertura al pubblico dei Massi di Cemmo
dopo 6 anni di oblio e per l’imminente ripartenza dei lavori per l’ultimazione del Museo nazionale
della Preistoria di via San Martino.
Ora, a distanza di poco tempo, ci tocca esternare tutto il nostro disappunto e sconcerto per il
comunicato ricevuto nei giorni scorsi dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia in
cui veniamo informati che per tutte le domeniche autunnali, a partire da domani, causa «raggiunto
limite dei festivi lavorabili da parte del personale di vigilanza», il Parco di Naquane – oltre 45mila
visitatori all’anno, aperto da 56 anni, per qualità e quantità di istoriazioni fiore all’occhiello del Sito
Unesco n. 94, primo sito italiano riconosciuto nel 1979 – resterà chiuso al pubblico.
Disappunto e sconcerto per quello che rappresenta da un punto di vista culturale ed
archeologico Naquane per Capo di Ponte, per la Vallecamonica e per il mondo intero. Disappunto e
sconcerto per quello che il nostro Parco rappresenta in termini economici per la nostra comunità e
per gli operatori turistici e commerciali che dovranno disdire numerose prenotazioni di gruppi in
visita, con tutte le conseguenze negative del caso.
Accanto alla denuncia, ci permettiamo di avanzare una proposta, come già fatto in passato,
cioè sederci ad un tavolo per trovare altre possibili soluzioni. Vogliamo una discussione con la
dirigenza del Parco sulle modalità di impiego dell’attuale personale dipendente, sulla possibilità
(già sperimentata in altri siti camuni) dell’apporto di volontariato specializzato e di qualità e, da
ultimo, sull’eventualità di aprire il servizio di custodia e vigilanza a realtà operanti nel privato
sociale sotto il coordinamento dell’Amministrazione comunale.
I nostri sforzi nella promozione, nella creazione di infrastrutture a supporto dei visitatori
(soprattutto a favore di un turismo adulto e non necessariamente legato alle scolaresche) rischiano
di essere vani se la “materia prima”, cioè il materiale documentale preistorico, è sotto chiave e ne
viene precluso sistematicamente l’accesso
“.

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