MONTE GUGLIELMO – Legambiente contro l’elettricità. Meglio alberghi e b&B eco

0

La notizia dei giorni scorsi sull’installazione dell’energia elettrica attraverso ruspe e scavatrici ha acceso gli animi della sezione Legambiente del Basso Sebino. L’idea, infatti, sarebbe quella di collegare alla rete energetica alcune malghe rurali della montagna usate attualmente come stalle e per la produzione di latte e formaggi. Ma l’obiettivo del progresso anche ad alta quota ha fatto storcere il naso all’associazione ambientalista che, tramite il presidente Dario Balotta, ha preso carta e penna e manifestato il proprio dissenso ai Comuni di Zone, Sale Marasino e alla Comunità montana del Basso Sebino.

“Come vi è sicuramente noto – si legge nella lettera – l’area del Sebino ha un indice di urbanizzazione estremamente elevato. Con il 39,7% è tra i più elevati della provincia di Brescia, seguito dall’alto Garda con il 36,5%, la Valcamonica con il 34,1% e cosi via, secondo i dati elaborati da Legambiente Lombardia nel dossier ‘Montagne senza terra’. Il fenomeno è caratterizzato, in particolare il fondo valle, da intense attività edificatorie recenti, che si spingono a zone fino a poco tempo fa ritenute inospitali. Adesso tocca anche alle cime delle montagne?” – si chiede la sezione dissidente.

“L’apparizione di ruspe e macchine escavatrici per portare la corrente elettrica in tre o quattro malghe che sviluppano la loro attività in estate tre mesi o poco più all’anno lascia alquanto perplessi. In primo luogo, perché questo è l’ambiente più adeguato per l’utilizzo dei pannelli fotovoltaici, non solo per l’uso di fonti energetiche naturali, ma anche per un evidente problema di costi di realizzazione della rete elettrica (è indispensabile spendere 370 mila euro) e per il suo utilizzo limitato nel tempo.

L’unica cosa che poteva essere utile all’attività delle malghe e del rifugio – continua la missiva – era la rete idrica e non quella elettrica. Comunque, come si sa, si comincia così per poi finire ad allargare le strade di accesso, togliere i divieti etc. Insomma non si vorrebbe che, grazie a questo intervento che si giustifica come un progetto turistico ‘Le malghe in rete’, si celasse un boomerang ambientale per il tanto caro e prestigioso, per gli appassionati e non della montagna, monte Guglielmo.

Per essere più ospitale – termina il comunicato – non ha bisogno di infrastrutture pesanti, ma di un retroterra attrezzato per il turismo sostenibile, fatto di impianti alberghieri e bed and breakfast, questi sì in rete, capaci di accogliere non solo visitatori domenicali, ma turisti che visitano anche il nostro patrimonio architettonico, culturale e naturale di rara bellezza”.