BRESCIA – Comuni contro la manovra e l’Acb scrive al “suo” Stato

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I Comuni sono sul piede di guerra per il provvedimento contenuto nel decreto legge 138, ormai noto semplicemente come “manovra finanziaria” e che il Senato da oggi e poi la Camera dovranno approvare entro i prossimi due mesi per farla diventare a tutti gli effetti una legge dello Stato.

Ma agli enti locali, soprattutto quelli sotto i mille abitanti e per i quali la manovra prevede l’accorpamento con gli altri o addirittura la cancellazione, in barba quindi a ogni campanilismo che da secoli rende un paese diverso dagli altri, si sono scagliati contro il decreto che riduce anche i trasferimenti da Roma per i prossimi tre anni e li obbligherà a tagliare su servizi sociali, assistenza e cultura.

I Comuni non ci stanno ad essere definiti la “casta” della politica e la posizione ferma è stata espressa anche ieri durante una riunione dell’associazione degli enti locali bresciani che ha messo intorno a un tavolo il consiglio di presidenza, i rappresentanti delle Comunità montane e l’Unione dei Comuni. E dall’incontro è uscito anche un documento con tanto di proposte e linee guida destinato a tutte le personalità locali che lavorano in Parlamento, dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ai deputati e senatori bresciani.

“Non sono gli enti locali e in particolare quelli del nord Italia la causa del debito dello Stato – si legge nel documento diffuso dall’Acb – e non è condivisibile la rappresentazione secondo la quale il taglio dei costi della politica (seppur necessario) trovi concretizzazione nei tagli agli stessi enti e ai loro organismi collegati. I Comuni sono e rimangono una componente sana e propositiva nella vita democratica del Paese e rispondono da secoli alle esigenze dei territori anche marginali”. L’associazione è d’accordo, però, sul fatto che ci debba essere una maggiore organizzazione degli enti locali, pur non pensando ci sia bisogno di un decreto legge, quindi, urgente, per discutere di questo.

Gli stessi enti del bresciano al termine dell’incontro di ieri hanno proposto allo Stato sei mesi di riflessione per analizzare meglio la vicenda sugli eventuali accorpamenti dei piccoli Comuni e rimandato alla Riforma delle Autonomie il vero tavolo di confronto. L’Acb ha parlato anche di Federalismo Fiscale, di cui ha discusso durante la conferenza nazionale dell’Anci del 2 e 3 luglio scorsi a Riva del Garda, e per il quale si chiede la sua attuazione già dal prossimo anno. La “guerra” dei Comuni è stata dichiarata anche sul fronte dei tagli: 6,6 miliardi di euro in meno secondo gli stessi enti locali non saranno destinati fino al 2014 e chiedono una graduatoria ufficiale dei Paesi virtuosi e di quelli, invece, che sperperano i fondi.

E nel documento finale gli stessi enti mettono nero su bianco alcune proposte: superare il Patto di stabilità per usare i residui passivi sulle spese di investimento, un regime più semplice per i Comuni piccoli, togliere le penalizzazioni delle tre mensilità per gli uffici ragionerie e dieci per gli amministratori, l’esclusione dal Patto delle spese e un ruolo più flessibile per la segreteria comunale. E alla fine gli stessi enti si dicono “pronti a collaborare ma che siano sempre considerati per i valori che rappresentano tra lo Stato e cittadini”.