MARMENTINO – Il Paradiso può attendere

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Non è un bel periodo di Ferragosto per Marmentino. Il paese piange Diego, venticinque anni, morto di lavoro. Anche i neri corvi che si alzano dai lati della strada, in questa mattina presta e ancora ombrosa, paiono usciti dalla foresta tenebrosa e misteriosa, apposta per accrescere il senso di privazione, di mistero e di paura che aleggia in questi giorni per la valle di Marmentino.

Il contachilometri del mio scooter indica, tra le altre cifre, il 666, il numero maledetto, il numero di Satana. Per fortuna arrivano i raggi del sole a cancellare e purificare un poco le tristi riflessioni sulla ineluttabilità dei destini delle persone.

Salgo con estrema tranquillità lungo le curve flessuose e sinuose… Lentamente si annuncia nella valle fredda il trionfo di un creato vitale ed esuberante. I corvi se ne sono andati. E gli alberi sono verdi e il cielo terso passa dal color bianco del sole nascente all’azzurro intenso e il verde e l’azzurro sono i colori della speranza e della vita e la strada, asfaltata di recente, è un liscio tappeto e l’aria è fresca e le rocce grigie sorridono bonariamente e il 666 ha lasciato il posto al 667…

Il maso del Carlo

Sono su questa strada per andare a intervistare il Carlo Medaglia, memorabile malghese di Marmentino della famiglia degli One. A un certo punto della salita si gira a destra per ‘le Melle’.

E appare il Paradiso Terrestre. Sicuramente Adamo ed Eva abitavano qui e si divertivano come matti: natura lussureggiante, fornicazione libera, cibo abbondante. Poi però il buon Dio, invidiosetto, ha pensato bene di spostarli, senza molta fatica in verità, semplicemente di un paio di chilometri. Da allora i figli di Adamo ed Eva hanno avuto vita dura: miniere, forni, fabbriche…

Il Carlo Medaglia

Un’esistenza a masticare pietre, ferro e fuoco. Però il Carlo è furbo. Innanzitutto non si è mai sposato e già questo per molti potrebbe essere l’inizio di una strategia di vita vincente; poi ha fatto del duro lavoro del mandriano la sua ragione di vita. Infine poi non si è mai mosso dalle Melle e da Marmentino. Gli piace questo lavoro e lo fa con soddisfazione e letizia. I fatti gli danno ragione: è nato il 23 ottobre del 1938 ed è lì, secco e nervegn come un cornàl, che accudisce le bestie, le munge con le sue mani sante, taglia l’erba in buona parte ancora con la ransa, fa i formaggi, taglia la legna… Invidiabile. Certo la sua è una vita dura. Un paio di notti fa una mucca ha partorito e non è stata certo una passeggiata, sia per la mucca che per il Carlo (per la cronaca il neonato è un maschio, un torello).

Com’è la tua giornata Carlo?
“Mi sveglio verso le tre e mezza quattro per mungere le mucche. Le pulisco gli do da mangiare e poi comincio a tagliare l’erba. L’erba, in verità, sarebbe meglio tagliarla quando è ancora umida, ma prima bisogna “studire” le bestie e lavorare il latte, per cui il taglio comincia un po’ tardi e continua fin verso mezzogiorno e poi anche nel pomeriggio. Verso le cinque, a circa dodici ore dalla prima, si fa la seconda mungitura. In inverno mi sposto con le bestie in paese, nella frazione Ville; è il periodo in cui taglio la legna e vado per patœss”.

Qual è il segreto per fare un buon formaggio?
“L’alimentazione. Io taglio i prati tre volte l’anno. Alle mucche do due ‘giri’ di erba e uno di masenc (fieno dal primo taglio) oppure due ‘giri’ di masenc e uno di cort (fieno dal secondo taglio) o di raarol (dal terzo taglio). Bisogna stare attenti perché il cort e il raarol ‘spingono’ forte e il formaggio potrebbe fermentare. Dai primi di settembre le mucche le lascio pascolare liberamente. Ai primi di dicembre saliamo tutti quanti a Ville”.

Il grosso cane, che si chiama Fiume, guarda silenzioso e attento, segue costantemente il suo padrone in attesa di ordini.

Il sole ha ormai conquistato gran parte di questa splendida vallata, sorridente e corroborante. Il Carlo ha continuato a lavorare. Furbo il Carlo e già lo capisci dalla faccia: naso affilato, volto acuminato di chi cerca sempre oltre le apparenze una verità segreta, imperitura e innominabile. Tra l’altro il Carlo gode di quel leggerissimo strabismo che, se fosse donna, si definirebbe ‘strabismo di Venere’ e farebbe perdere la testa a molti maschi.

In fin dei conti, con persone come il Carlo, o si dice il minimo indispensabile o si dovrebbero scrivere libri. E non basterebbero. Perché? Perché la vita di un uomo è in generale, inenarrabile.

E poi perché cosa riesci a raccontare di uno che ha accumulato una saggezza antica, che sta scomparendo, che ha fatto dei principi, peraltro tanto di moda, della filosofia orientale il suo stile di vita?

Cosa dire d una persona che forse si intende più con gli animali che con gli uomini? La sua vita è presto detta: pochi o niente svaghi; contatto con la natura; alimentazione sana e sostanzialmente essenziale, massima attenzione ai messaggi della natura,… e un rapporto con il trascendente, esclusivo e privato, maturato e affinato in ore di lavoro tra il crepuscolo dell’alba e il sole rovente dell’estate.

 Il Carlo avrà sicuramente le sue preghiere e le sue litanie che, come per tutte le persone, sono solamente ed esclusivamente sue. Preghiere che hanno forza evocativa formidabile. Monaco delle nostre valli, quotidiano asceta dei tempi moderni è, il Carlo, persona da conoscere. Profondamente se ci riuscite. Non ti fa grandi discorsi, per fortuna, ma ti insegna, se sei capace di osservarlo, ad usare il fisico per temprare la mente, per avvicinarti all’inconoscibile: alzati presto, mungi, assonnato e riconoscente, il latte vitale, pulisci in lieto silenzio la merda delle vacche, lavora con allegria il latte (dopo esserti accuratamente pulito), grufola simpaticamente con i maiali, batti a ritmo la ransa, sega con armonia di gesti e di pensiero l’erba mentre la rugiada si trasforma in vapore sotto il sole sempre più caldo…

Che altro dire? La semplicità è la forma della vera grandezza.

Lascio il Carlo verso le otto mentre si prepara il caffè d’orzo nel pentolino; poi si cambierà e andrà a trovare il Diego. Così è la vita: un cammino, finché si respira, intorno a un imponderabile, misterioso e fortuito centro di gravità.