Jeep Wrangler model year 2011, il mito raggiungibile.

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La sognavo da quand’ero ragazzo ma, prima d’ora, non aveva mai avuto le caratteristiche giuste per pensare d’acquistarla. Troppo rude, troppo grande la cilindrata a benzina per il mercato italiano, poco stradale nella guida. Ora, grazie a Marchionne, è arrivata sul mercato italiano con le giuste caratteristiche tra le quali il prezzo – 39000 euro circa – nemmeno il costo di una berlina di media gamma, e la tassa di proprietà che si aggira sui 440 euro all’anno.

Sulle strade del Passo Bernina

La prenotazione ha richiesto quattro mesi d’attesa e alla fine sono iniziate le difficoltà. Ritardo nella consegna, errori nella trasmissione dell’ordine da parte della concessionaria alla casa madre, pressapochismo nelle informazioni al cliente. Cominciava a montare l’incazzatura e la convinzione di aver fatto un errore si faceva strada nella mia mente, insieme alla certezza che le difficoltà nel mercato dell’auto non sono tutte frutto della crisi ma molto della scarsa professionalità di chi le auto le vende.

Non vi annoio con il racconto delle discussioni fatte presso il concessionario di cui, solo per pietà, non farò il nome e nemmeno il cognome, anche se la tentazione è forte.

Arriva il gran giorno della consegna. Bella, nera, interni in pelle e accessori da suv d’alta gamma pur mantenendo il fascino del fuoristrada “duro e puro”.

Motore diesel euro 5 della VM di Cento. Un passato di fastidioso rumore di sottofondo cancellato in un battito di ciglia. Il quattro cilindri che equipaggia il nuovo Wrangler è una piacevole sorpresa anche se un po’ “ruvido”.

Grande coppia ai bassi e una certa difficoltà a farlo salire di giri, ma è solo questione di abitudine ad un acceleratore piuttosto duro, come si conviene ad un vero fuoristrada, per controllare meglio la velocità fuori dai percorsi urbani. Lo sterzo è morbido al punto giusto. Il cambio automatico dolcissimo nel passaggio da una rapporto all’altro. Le sospensioni sono un po’ rigide, ovviamente. Ma anche i viaggi lunghi non sono affatto faticosi. Almeno a me pare e, ormai, c’ho fatto comodamente 6000 km in due mesi a forza di volerlo provare sui percorsi montani più impegnativi.

Certo, la guida al limite sui terreni bagnati o con scarsa aderenza non è facilissima, la devi “sentire”, ma è uno spasso, tranne quando il limitatore di coppia toglie aderenza alle ruote motrici per riportarti in traiettoria. Sì, perché tra le tante diavolerie, non proprio graditissime da noi appassionati di fuoristrada, c’è anche questo oltre all’abs, all’esp e altre sigle di cui ricordo le funzioni ma non l’acronimo.

Beve? A volte sì, se schiacci sull’acceleratore, come ho fatto in un tratto per portarla fuori, ma per pochi metri, dalla velocità consentita.
Se la guidi in “eco”, come indica il computer di bordo, arrivi a fare anche i 14 con un litro, ma devi proprio fare il turista sulle strade del Passo Bernina o della Valle Engadina, come abbiamo fatto io e la mia signora accompagnati dal Dogui, sempre al fianco in questi frangenti.

Scappottata è una goduria, ma devi essere attrezzato con sciarpetta estiva e cappellino d’ordinanza altrimenti il vortice d’aria, a lungo andare, ti dà il mal di testa e ti rintrona un tantino.

Spazio a volontà sulla versione “unlimited” a 4 porte e la certezza di aver acquistato un giocattolo che, nei prossimi anni, mi farà godere di giornate in assoluta libertà e di grande divertimento.