Lacrime e sangue per i soliti noti

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E’arrivata la stangata. Anzi la berlustangata.

Che non è di destra nè di sinistra, è solo necessaria – attenzione – non per sanare la situazione, bensì per raggiungere il pareggio di bilncio entro il 2013.

E dire che la situazione del debito sovrano del nostro paese non è colpa nè del Cav nè di Prodi, che si sono avvicendati al governo della seconda Repubblica in questi ultimi vent’anni. Loro, il debito sovrano, se lo sono trovato in eredità a causa delle scelte dei politici della prima Repubblica che tutti, in varia misura, si sono resi colpevoli di una forma di “consociativismo” tipicamente italiano che ha impedito il divenire di una società “concretamente liberale” a favore di una “mai dichiaratamente socialista”, ma nella quale lo statalismo l’ha fatta da padrone fino ai giorni nostri.

Scriveva qualche giorno fa Paolo Guzzanti su “il Giornale.it”: – Se vivessimo in una società fiscalmente perfetta, una volta stabilito quanto ciascuno deve alla collettività, dovrebbe poi essere ovvio che quel che resta nelle sue tasche è soltanto suo e che lo può spendere come vuole, senza dover essere tassato una seconda volta secondo un criterio morale (cioè ideologico) e non contabile, che pretende di condannare le sue scelte e castigarlo. In una società laica se uno vuol spendere quel che ha per un bagno nello champagne, nessuno dovrebbe avere il diritto di impicciarsi e sanzionare una tale frizzate abitudine….un sistema di pseudo-valori moralisti  fondati sul principio secondo cui non soltanto chi ha di più contribuisce di più, ma  chi spende in maniera voluttuaria deve pagare due volte. Per mantenere in piedi una tale macchina fiscale intimidatoria occorre alimentare una ideologia in grado di alimentare la rabbia e che ridicolizzi il buon senso. Ora, è ovvio che se c’è da tirare la cinghia, chi ha di più debba dare di più, proprio perché chi ha di meno deve usare una quota molto alta delle sue entrate per provvedere al necessario. Ma quel che accade in queste settimane in Italia va molto oltre un banale criterio di buon senso e sta assumendo in maniera allarmante proprio un carattere ideologico che prevede, nella prima fase preparatoria, la gogna per tutto ciò che ha a che fare con l’uso del benessere: se tu comperi generi di lusso, vuol dire che non ti ho tolto abbastanza, sicché se ti applico maggiori tasse tutti saranno d’accordo nel dire che questo è etico, perché avrò fatto passare il principio secondo cui non è soltanto la quantità del denaro che va tassata, ma la tua attitudine laica a cercare il tuo piacere –

Questo è un punto che oltre che condividere vorrei approfondire: dove sta la non eticità? Nel contribuente che, costretto a pagare una quota del reddito, frutto del suo lavoro, pari quasi al 58% di tasse allo stato tenta di evaderle o, viceversa, nello stato divoratore di risorse finanziarie, incapace di garantire servizi qualitativi al cittadino, che si porta nelle proprie casse il 58% del reddito del lavoro pari a quasi otto mesi di lavoro di ognuno di noi?

A me la risposta pare ovvia ma lascio a a voi fare delle riflessioni.

Però voglio proporvi di leggere ancora alcuni passi del pezzo di Guzzanti: – Nelle civiltà cresciute nel calvinismo, chiunque faccia denaro illegalmente va in galera, ma chi lo fa secondo le regole è più vicino a Dio e questo principio è alla base del famoso saggio di Max Weber sull’etica protestante e lo spirito del capitalismo. In quelle società, al povero si dovrebbe chiedere: che cosa hai fatto dunque di male se Dio ti punisce con il sudiciume della povertà, anziché con l’ordinato lindore del benessere? Da noi si capovolge la domanda e si chiede conto a chi produce o possiede ricchezza, del sudiciume del suo denaro.
È ovvio che in una società in cui molti sono ricchi per traffici illegali, un’aura di sospetto aleggi su chiunque abbia denaro. Ma è compito della giustizia garantire che ogni ricchezza è legittima. Allo stesso modo la giustizia dovrebbe garantire che fasce più o meno larghe della popolazione non vivessero di stipendi gonfiati, pensioni di invalidità non dovute, privilegi ed evasione. Invece oggi qualsiasi artigiano e spesso molti professionisti applicano due tariffe: una leggera e illegale; e una pesante con fattura.-

Certo, per vivere in una società fiscalmente e giuridicamente perfetta la condizione  “sufficiente e necessaria” è che chi la governa sia inattaccabile. I nostri politici, di destra e di sinistra, sono tutto fuor che inattaccabili e, forse, inattaccabili non lo sono anche certe fette della magistratura.

Che fare non lo so, altrimenti sarei uno statista di prim’ordine, mentre cerco di essere solo un’osservatore di parte ma con un punto di vista oggettivo. Certo è che le vicende londinesi mi fanno temere il peggio.

Ho già scritto che in quella rivolta non erano schierati solo delinquenti e disperati, forse erano più i primi che i secondi, ma certamente c’erano anche fette di ceto medio reso drasticamente e immadiatamente povero dalla crisi che attanaglia anche la società anglosassone.

Vero che loro non hanno i nostri ammortizzatori sociali. Ma è vero anche che noi una stagione di ferro e fuoco l’abbiamo già vissuta quando venivano disegnate le stelle a cinque punte sopra i muri delle case e quanti morti ammazzati ha lasciato sulle strade lo ricordiamo tutti.

Cercare di evitare un ritorno a quei giorni è un dovere categorico per tutti.