Il dolore delle madri

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Non c’è pace per Melania Rea e i suoi famigliari.

Vittoria Rea madre di Melania

Ho assistito all’insistenza di un giornalista tv che chiedeva alla madre che cosa ne pensasse del comportamento del genero, Salvatore Parolisi, che in carcere continua a tacere.

La povera signora ha dichiarato un desiderio che non potrà, ovviamente mai, realizzarsi: parlare a quattr’occhi con lui per sapere tutta la verità sul suo gesto, ammesso che sia colpevole, ovviamente. La mamma forse si può capire, anche se mi risulta difficile pensare che nessuno le abbia spiegato l’inconsistenza del suo desiderio.

I giornalisti che, a corto di argomenti nella stagione estiva, la pressano da giorni non sono da capire ma da condannare. Il questi giorni cade anche il quarto anniversario del delitto di Chiara Poggi, per il quale ancora nessuno è stato dichiarato colpevole. Stessa scena alla tv: il microfono del giornalista incollato al campanello in fremente attesa di una dichiarazione. Cosa volete che dichiari la madre di una ragazza uccisa barbaramente senza che nessuno venga punito?

Queste donne vanno lasciate in pace con il loro dolore.

Gli inquirenti devono fare il loro lavoro e la giustizia il suo corso, nella speranza che i giudici non prendano qualche granchio.

La povera Melania

Intanto dalla caserma Piceno, quella del 245° Rav dove prestava servizio Rambo Parolisi, iniziano ad uscire le prime ammissioni di soldatesse che hanno dovuto subire avances sessuali da parte dei graduati di truppa.

Brutta storia, degna di qualche film pruriginoso, a firma Rocco Siffredi. Il sospetto è che qualcuno abbia aiutato Parolisi nel suo gesto per timore che queste notizie, di cui forse Melania era a conoscenza, fossero  rese di pubblico dominio.

Brutto colpo per i signori in divisa e desta qualche preoccupazione il fatto che i telegiornalisti, sempre pronti a dare la caccia alle madri delle vittime, non siano altrettanto solerti a chiedere spiegazioni a qualche alto ufficiale o a qualche ministro, tolto che questi ultimi, in queste ore hanno altre faccende in cui affaccendarsi.