Idee in libertà e qualche valutazione sulla crisi di questi giorni

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Proviamo a capire qualcosa di ciò che sta succedendo in questi giorni a livello planetario, consapevoli che la fluidità della situazione rende possibile qualunque imprevedibile evoluzione. Per cercare di essere chiaro tenterò di schematizzare per punti.

1°. Il declassamento degli Usa da parte di S&P non è una tragedia, forse non è nemmeno motivato visto che Moodys e Fitch non hanno aderito. E, comunque, l’attuale indebitamento pubblico Usa ha radici che riconducono al 2001, dopo quel maledetto 11 settembre che ha costretto gli americani a due guerre consecutive per stanare i terroristi e le loro basi nei paesi compiacenti. Qualunque altra nazione costretta a tanto non avrebbe retto. Loro sono ancora lì, esempio di democrazia e libertà per il mondo intero. Chiaro che le guerre costano e finanziarle fa crescere il debito. Metteteci che  la crisi finanziaria del 2008, quando i mutui diventarono inesigibili e gli investitori persero miliardi di dollari, spinse il Paese in una recessione ancora più grave. E a dare “rating” eccellenti, fino ad alcuni giorni prima del crollo, ai titoli collegati ai mutui “subprime” (causa della crisi del 2008), furono proprio le tre maggiori agenzie di rating una delle quali, oggi, declassa il debito Usa.

2°. Si iniziano a sentire e leggere commenti che darebbero la Cina come nuova economia di riferimento e come paese guida per il futuro dei mercati internazionali, visti i tassi di crescita e la sua forza economica. Ci penserei bene prima di vendere “la pelle dell’orso” statunitense in questo modo. E prima di farlo cercherei anche di storicizzare il contesto. “Facile” per la Cina divenire potenza economica ed essere concorrenziale sui mercati mondiali: trattasi di “concorrenza sleale” laddove le condizioni sociali, umane e dei diritti civili consentono ad un gruppo di oligarchi di mantenere in schiavitù milioni di persone che rappresentano un bacino di forza lavoro a costo praticamente zero.  Quando non governeranno più con i carri armati nelle strade e i sindacati saranno una realtà affermata, in grado di difendere i diritti dei lavoratori, il confronto avrà contorni diversi, su tutti i mercati, compresi quelli italiani.

3°. L’Europa non ha motivi per gongolare. La Francia rischia il declassamento, Londra è in fiamme e la Germania deve solo sperare che tutti contribuiscano e sorreggere le economie in crisi perché il giorno che questo, per una legge di reciprocità, non dovesse succedere, voglio vedere che fine fanno le banche, e quindi l’economia tedesca, sotto il peso dei titoli di stato greci che le stesse banche hanno in portafoglio. Quindi nulla di scandaloso che si aiuti l’Italia, o la Spagna, o qualunque altro stato europeo in difficoltà perché aiutando la Grecia in realtà abbiamo aiutato anche le economie francesi e tedesca.

4°. Se l’Italia e la Spagna sono in stato d’allerta economico è perché la speculazione internazionale ha preso di mira il loro debito pubblico. Il nostro è al 120% del Pil. La colpa è di chi ci ha governato negli anni 80 facendo esplodere la spesa. E in quegli anni Berlusconi faceva altro che il politico. L’attuale situazione non è certo colpa sua. Fermo restando che poteva fare a meno di sputtanarci a livello mondiale con la storia del “bunga bunga”, che poteva risparmiarci le amenità varie contenute nelle sue barzellette, e altri cazzabubboli ludici vari, buoni solo per le cene della classe, rimane il fatto che qualunque “Bernasconi” o “Casotti” o “Finazzi” si trovasse al posto suo, oggi, non potrebbe fare altro che giurarci lacrime e sangue. Oppure, tartassarci ulteriormente con balzi e balzelli come avrebbero già fatto Prodi&Visco&company, o con una bella patrimoniale dalla sera alla mattina come fece nel 92 quel professorone galantuomo di Amato che, dopo essere stato per anni culo e camicia con Craxi (Craxi era la camicia, per inciso) ha spergiurato di non saperne nulla di mazzette e tangenti che scorrevano a fiumi nelle casse del vecchio Psi. Ergo, se fossi di sinistra, cercherei di avere un po’ meno faccia tosta, evitando di pontificare su ogni cosa come se, loro, fossero esentasse.

5°. Londra in fiamme pone la questione della possibilità di vivere in società multirazziali senza contrapposizioni frontali tra le varie etnie. Qualche burlone ha già proposto la chiusura delle frontiere agli immigrati e la chiusura forzata dei social network. Un minimo di analisi economico-sociologica renderebbe però evidente che in Inghilterra la “middle class” sta attraversando una crisi economica e d’identità molto profonda e alcuni di coloro che capeggiano le rivolte di questi giorni, che nulla più hanno a che vedere con la morte del ragazzo nero ucciso dalla polizia, che per altro non era uno stinco di santo, appartenevano proprio a quella classe sociale economicamente molto danneggiata dalla crisi, tanto da vedere venir meno il proprio potere d’acquisto e la relativa identità sociale. Poi, sicuramente, tensioni sociali che si erano manifestate già con gli attentati alla metropolitana di Londra e che hanno reso evidente come cittadini britannici, terza generazione di immigrati islamici, si sono ribellati alla società nella quale erano cresciuti.

Tante riflessioni, apparentemente non connesse ma, in realtà, assolutamente convergenti e la consolazione che ieri le borse europee hanno segnato un timido segno positivo.

Tra le tante note di questi giorni vi segnalo che il petrolio, e mi vien da dire per fortuna, ha raggiunto quotazioni “bassissime” (relativamente, ovviamente) ma la benzina non ha fatto alcuna piega verso il basso. Come sempre.

Io non ho soluzioni. Altrimenti farei il politico. Ma ritengo che il compito degli organi d’informazione sia, per l’appunto, fare informazione e sollevare dibattiti. Quello che mi piacerebbe essere riuscito a fare, per ora.