Brescia by night, E non è certo uno spettacolo.

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Domenica di mezza estate, un’estate come non si vedeva da tempo, piovosa e umida, che non ha certo gratificato le aspettative di chi sognava il grande caldo.

Conclusione di una domenica tipicamente bresciana sul monte di casa, la Maddalena, sotto l’ennesimo nubifragio, alla trattoria del “Grillo”, per una grigliata come si deve. Poi, la decisione di fare una camminata, come si faceva una volta, nel centro di Brescia.

Decisione sbagliata. La nostra città non è più la stessa. Parcheggio in via Tosio e poi via, a fare quattro passi per le vie dello shopping. Lo shopping? Dei negozi storici sono rimasti in quattro, forse cinque.

L’Eurosport, Caprettini, Fasoli, Borghini, sono quelli della vecchia scuola. Elle, New Galles e pochi altri rimasti in piedi, fanno parte delle ultime generazioni di commercianti che nel centro storico avevano creduto e cercano di resistere alla crisi e ai centri commerciali che devastano non solo Brescia ma tutta la Lombardia.

Strade vuote. Erano le 23 ed era il 7 agosto. Forse è naturale che sia così. Andate a vedere, la stessa ora e la stessa data, le vie di Verona o di Bergamo. Forse non è più tanto naturale che sia così.

Ricordo, erano alcuni anni fa, che un alto dirigente di BresciaMobilità (ma allora non si chiamava ancora così) si fece vanto di avere una rete di mezzi pubblici capillare ed efficiente, unica in Italia a portare in giro ben 17 etnie diverse di passeggeri.

Il risultato di tale situazione l’ho toccato con mano durante la passeggiata serale per le vie del centro.
Avrò incontrato una cinquantina di persone, forse cinque erano bresciani.

Non è un problema, intendiamoci. Tutte persone tranquille, che non stavano facendo nulla di male.
Ma da bresciano ho provato un senso di disagio, di estraneità. Una cosa che non mi capita se passeggio la sera per le strade di Verona.

Mi chiedo quali scelte abbiano portato a questa incredibile situazione e se, tali scelte, fossero ragionate e consapevoli.

Sono certo cha il futuro sia delle società multietniche. Non sono altrettanto certo che il tessuto culturale urbano  della nostra società sia pronto ad accettare tale irrevocabile scenario.

E altrettanto, non sono così certo che la situazione attuale sia il frutto di scelte politiche ragionate e condivise.