Oslo, Anders Behring Breivick e il “fondamentalismo”

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Non ho particolare conoscenza del suo stile di vita per dire se l’attentatore omicida norvegese sia stato, fino al gesto folle che ha compiuto,  un buon cittadino e no.

Né ho patenti per giudicare un buon cristiano da uno cattivo. Figuriamoci, sono a malapena un cattolico poco praticante con qualche ragionevole dubbio, sull’esistenza dell’Altissimo, che mi  prende ogni qualvolta succedono eventi che mi spingono a pensare che se un Dio esiste, in quei casi, potrebbe essere quello sbagliato.

Ma una cosa la so con certezza: cosa vuol dire “fondamentalismo”.  La credenza che essere nel giusto legittimi ogni sorta d’intolleranza verso chi la pensa diversamente, fino alla sua eliminazione fisica.

E, francamente, faccio fatica, per quanto possa essere dubbioso su tale dottrina, a pensare che ne esista uno cristiano. Ci sono state le inquisizioni, è vero. Uomini che si professavano di Chiesa hanno compiuto gesti osceni, ma erano anni bui, che si leggono sui libri di storia, lontani nel tempo dall’attuale civiltà occidentale.

Conosco il fondamentalismo dei tagliatori di teste odierni, che non sono certo cristiani.

Ecco perché mi si è accaponata la pelle, in questi giorni, leggendo su alcuni giornali, anche tra i più blasonati, stupidaggini colossali su un presunto “fondamentalismo cristiano”.

Ma il mondo è bello perché è “avariato”, diceva il fine umorista e lo scrivano di Valle, di fronte a tale raffinato eufemismo, propone di non curarsi di loro, ma guardar lontano e tirare dritto.

Chiedendosi, magari, perché nella libera e “progressiva” Norvegia nessuno abbia pensato di organizzare il seppur minimo servizio d’ordine su quella piccola isola dove si teneva un incontro, per quanto giovanile, pur sempre politico.

O perché la polizia norvegese, prima d’intervenire (così come recitano le cronache della giornata) abbia aspettato che l’attentatore finisse  le pallottole. Avevano paura di farsi male?

La libertà è una bella cosa ma la stupidità deve avere un limite.