GARDONE VT – Nella crisi le Bcc sostengono il sistema produttivo

0

La crisi globale non è ancora vinta. Per limitarne gli effetti, Governi e banche centrali, come medici al capezzale del malato cronico, hanno agito in questi anni facendo leva su tutti gli strumenti conosciuti di cui era possibile disporre, in attesa di scoprire nuove “cure”,  innovative o miracolose.

Da un lato si sono accollati una buona fetta dei titoli “tossici” dando sollievo ai portafogli dalle banche, dall’altro hanno stampato nuova carta moneta in quantità industriale e in taluni casi hanno statalizzato in tutto o in parte le banche in difficoltà. Tutto questo non certo per favorire queste ultime tout court, come ancor oggi qualcuno afferma, ma per evitare che si verificasse a seguito della caduta di una banca un’ effetto domino destabilizzante per l’intero sistema economico.

Ora ci vengono presentati gli onerosi costi della “cura” che ha ulteriormente deteriorato i conti pubblici. I Governi si sono indebitati come mai nel passato, tanto da mettere in discussione la sostenibilità dei rispettivi debiti pubblici e delle proprie capacità di rimborso. Grecia, Irlanda e Portogallo prima Spagna, Italia e addirittura gli Stati Uniti negli ultimi giorni sono vittime della speculazione internazionale alimentata da improvvide e intempestive valutazioni delle agenzie di rating.

Gli altri Paesi sono a loro volta coinvolti in questa difficile partita in quanto detengono, nei propri bilanci e fondi, quote consistenti dei debiti sovrani dei primi e devono quindi necessariamente, fosse solo per interesse, cooperare al fine di garantirne la stabilità. Sul mercato, a seguito dell’aumento della carta in circolazione è ricomparsa poi una temuta signora che da qualche anno pareva essersi ritirata a vita privata: l’inflazione.

Eccola ricomparire ora ammantata in una nuova veste “globale”, diversa da quella che abbiamo ben conosciuto negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Oggi in Italia, con i redditi stagnanti o bloccati per legge (vedasi quanto stabilito dalla finanziaria per gli stipendi del pubblico impiego), con le precarietà dell’occupazione e la crescita della disoccupazione (che ha raggiunto tassi record per giovani e nel sud del Paese) con gli investimenti al lumicino (leggasi patto di stabilità che impedisce l’attivazione del volano della spesa pubblica tanto cara ad Adam Smith), di inflazione non dovrebbe essercene neppure l’ombra. Tuttavia quest’ultima la stiamo importando nel costo crescente della bolletta energetica e delle materie prime, dal rame, al cotone fino alle derrate alimentari, con rincari senza precedenti.

Ci troviamo quindi nella condizione infelice di dover affrontare le (ultime?) spire della crisi a corto di medicine con medici confusi e affannati. Infatti gli Stati non possono indebitarsi ulteriormente e l’accelerazione dell’inflazione rende insostenibile la politica di sostegno fino ad oggi perseguita e più oneroso il rimborso dei debiti. Il mondo intero trae motivi di preoccupazione dal fatto che si dovrà a breve ridurre l’intervento delle azioni di sostegno che hanno comunque consentito di mantenere sotto controllo la crisi internazionale e quindi la stabilità del sistema economico. In questo oceano agitato e tempestoso troviamo la barca Italia. Quest’ultima ha cercato e cerca di barcamenarsi nell’attraversamento periglioso che deve compiere, nella speranza di giungere all’approdo sicuro che accolse nel 1492 la caravella di Cristoforo Colombo ed esorcizzando lo spettro del Titanic adombrato recentemente dal ministro Tremonti alla vigilia dell’approvazione della manovra finanziaria.

Il nostro sistema produttivo appare debole e ancora in parte disorientato, mentre è stato promosso alla prova degli “stress test” il nostro sistema bancario che dimostra di essere solido ed efficiente. La nomina di Mario Draghi a capo della banca centrale europea è un’ulteriore riprova della considerazione di cui gode nel nostro sistema bancario a livello internazionale. Quest’ultimo ha fornito e sta fornendo in Italia, più che in altri Paesi, un sostegno determinante al sistema produttivo, duramente colpito dalla crisi e caratterizzato com’è dalla presenza di poche grandi imprese e di un variegato universo di piccole e medie imprese.

Il modello delle banche locali che risponde al nome e alla rete delle BCC Banche di Credito Cooperativo, forte della conoscenza diretta della realtà vissuta dalle aziende minori e del loro effettivo potenziale, è risultato vincente e prezioso in quanto ha contribuito a salvaguardare un patrimonio di imprenditorialità, di competenze, di valori territoriali che altrimenti avrebbe rischiato di naufragare nella tempesta della crisi. Di questo modello efficiente hanno provato e riprovano ad appropriarsene anche le banche maggiori, strutturandosi a loro volta come se fossero piccole banche locali, ma riscontrando i limiti di questa operazione artefatta e calata dall’alto su un territorio del quale non hanno un presidio storico. Infatti il concetto di “territorialità” non ha tanto un contenuto geografico – amministrativo, ma passa necessariamente da una prossimità e compenetrazione con le singole realtà locali e le specifiche relazioni, tradizioni e costumi.

Il sostegno capillare e oneroso, in termini di rischio di credito assunto, che le oltre 400 BCC, presenti sul territorio italiano hanno fornito e stanno fornendo a migliaia e migliaia di piccole imprese e a milioni di famiglie permette il mantenimento in vita delle realtà produttive competitive e crea i presupposti indispensabili per il rilancio delle stesse sul mercato globale. Le piccole e medie imprese, incredibilmente, stanno finalmente aumentando le loro esportazioni, nonostante le quotazioni dell’euro e la concorrenza dei Paesi emergenti. Tutto questo probabilmente non basterà per recuperare tassi di crescita e sviluppo sostenuti, ma è certezza che il binomio piccole imprese e banche locali rappresenta un punto di forza che consente al nostro Paese di tirare avanti e di giocare un ruolo non secondario sul piano internazionale.

E, come contava l’Orietta nazionale: fin che la barca va….