BRESCIA – Il Garante della privacy dice no al test “personale” di Aler

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Vi ricordate il test di assunzione che alcuni mesi fa l’Aler (l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale) cittadina aveva sottoposto ai candidati per offrire un posto di lavoro come dirigente tecnico e, con le polemiche al seguito, chiedendo anche l’orientamento sessuale ed entrando troppo, a dir loro, nella sfera personale? Ebbene, ieri il Garante della privacy ha considerato illecito il test perchè la ricerca dei lavoratori si basava anche (o solo) sulle idee private.

E' illecito il test dell'Aler

La situazione aveva creato del malessere generale in città e sul tema si era espresso anche il consigliere di amministrazione dello stesso istituto Mirko Lombardi, scagliatosi contro la ditta esterna Cispel Lombardia responsabile della selezione.

L’Autorità alle Comunicazioni, infatti, ha condannato anche l’impresa esterna per aver usato in modo illecito i dati sensibili e sempre ieri ha vietato l’utilizzo delle informazioni personali contenute, non mancando di segnalare la propria decisione al ministero del Lavoro e al giudice e che potrebbe seguire nei prossimi giorni con un procedimento di punizione.

Il Garante aveva cominciato a interessarsi della questione nel maggio scorso dopo alcune indiscrezioni comparse sui giornali locali, e il controllo ha accertato che effettivamente molte domande del questionario rivolte ai candidati toccavano anche la sfera personale tra psicologia, orientamenti sessuali, condizioni di salute e tentativi di suicidio. Secondo l’autorità, il test avrebbe violato anche alcune leggi previste dallo Statuto dei lavoratori che vietano al datore e alle agenzie di collocamento di fare indagini sulla base delle opinioni religiose, politiche e sindacali per deciderne l’assunzione: interessi giudicati non indispensabili, insomma, dal Garante della privacy, per trovare un posto come dirigente tecnico nell’Aler.