BRESCIA – Gli agricoltori sfidano l’Europa con i “Prosciutti d’Italia”

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E’ una guerra sui prosciutti quella che si sta consumando in queste settimane tra l’Unione Provinciale degli Agricoltori e l’Europa, dopo che Bruxelles ha approvato una delibera ritenuta sbagliata, soprattutto in un periodo in cui il settore è in crisi, e che andrebbe contro gli interessi dei produttori locali. E la soluzione del Belpaese potrebbe essere la vendita con un marchio italiano che non tiene conto del provvedimento.

“Visto che la nuova classificazione europea delle carcasse dei suini pesanti italiani penalizza i nostri prosciutti Dop – ha commentato il presidente del sodalizio Francesco Bettoni – abbiamo deciso di costituire una società che ritirerà tutte le cosce destinate fino a ieri alla stagionatura dei migliori prosciuttifici e che oggi, per colpa di una normativa sbilenca di Bruxelles, non vengono più accettate.

In particolare – ha continuato – abbiamo deciso di ritirare tutte le cosce scartate che rispettano i disciplinari delle migliori Dop ma che l’Europa non ritiene idonee e, in questa situazione di conflitto, le stagioneremo e venderemo soprattutto all’estero con il marchio “Prosciutti d’Italia”, in modo che i produttori possano guadagnare e il mercato avere prodotti di qualità”.

La drastica proposta è arrivata nei giorni scorsi durante l’incontro con i rappresentanti degli allevatori suinicoli di categoria che hanno continuato a lamentare le mancate risposte del Ministero delle Politiche agricole e della Regione Lombardia sulla situazione di crisi del settore. E in questa vicenda ancora bloccata sui problemi della suinicoltura, l’Unione Agricoltori ha anche chiesto la sospensione della classificazione europea sulle carcasse suine a peso morto che penalizzerebbero ancora di più il mercato della salumeria nazionale di qualità.

Secondo i dati forniti dalla confederazione, infatti, i prezzi dei mangimi sono arrivati a 28 euro al quintale e produrre un suino per i prosciutti di Parma e San Daniele starebbe diventando proibitivo a fronte di un costo di 1,62 euro al chilo contro una quotazione che in questi giorni sta superando 1,40 euro.