Salvatore Parolisi è davvero l’assassino di Melania Rea?

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Non so voi ma io non ne posso più di questa storia.

Una bella ragazza dall’aspetto mediterraneo, solare, felice e il di lei marito, baldo caporalmaggiore istruttore di belle soldatesse, protagonisti di un film tragico che pare senza fine.

Ho seguito poco, lo confesso, la tristissima vicenda. Anche perché, a pelle, lui non mi è simpatico. Ho trovato il suo atteggiamento un po’ “da rambo di periferia”, sempre inquadrato con occhialoni e giubbino in pelle, duro da copione fino a quando, forse vistosi alle strette, è comparso in televisione, in una di quelle trasmissioni che hanno l’ambizione, per altro senza riuscirci, di sostituirsi ai tribunali veri.

Intendiamoci, “non è il giubbino che fa l’assassino” (e scusate la rima) ma al posto suo avrei affrontato con più sobrietà il palcoscenico televisivo e mi sarei risparmiato le lacrime in diretta.

Ormai pare che ci si difenda meglio in tv che in tribunale.
Io non so se Parolisi sia un assassino, saranno prima gli inquirenti e poi, se del caso, i giudici a stabilirlo.

Quel che so è che qualcuno dovrebbe suggerire a lui, ai suoi e a tutti quegli avvocati che in occasioni come queste si accalcano sulle scene, che “la vita in diretta”, parafrasando una nota trasmissione televisiva, non la si vive in televisione ma nella dura arena quotidiana, dove equilibrio, misura, sobrietà, sono ancora valori ad alto contenuto morale e professionale.

2 Commenti

  1. Gent.mo Signor Zani,
    Lei avrà anche seguito poco la vicenda, ma a parer mio il suo articolo è il più sintetico, intelligente e condivisibile che abbia letto fino ad ora. Inutile dire che ciò che scrive rispecchia appieno il mio pensiero, quindi non mi sento di aggiungere altro se non l’augurio che i suoi colleghi giornalisti, sia della carta stampata, che del web, che della tv, si ispirino alla sua sobrietà e ne facciano tesoro per il futuro.
    Cari saluti
    Daniela

  2. Quello che è stato raccolto dagl’inquirenti contro Parolisi, sono numerose prove indiziarie univoche e tutte concordanti, rivolte esclusivamente all’indirizzo di Salvatore, fino a costituire un quadro complessivo lineare, definito e ben preciso, tale da rappresentare elementi più che sufficienti per applicare la misura della custodia cautelare richiesta dai PM. Salvatore deve finire in carcere, perché potrebbe continuare ad inquinare le prove come ha sempre fatto, durante le indagini, tentare la fuga ed addirittura risultare pericoloso a sé e ad eventuali complici, anche se il dato di collaloratori nell’uxoricidio di Melania non è credibile agli atti, proprio come scrive la Procura di Ascoli nella richiesta di arresto. La galera potrebbe farlo rinsavire e confessare l’atroce delitto della madre di sua figlia.

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