VILLA CARCINA – “La bici e il mantello” e la Valtrompia degli anni ’50

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Ritornare alle vecchie origini di lavoro degli anni Cinquanta in valle, quando ci si spostava verso la fabbrica in bicicletta e, durante il periodo invernale, con una mantello sulle spalle. Nasce proprio da questo spunto lo spettacolo “La bici e il mantello” che l’assessorato alla Cultura del paese proporrà stasera alle ore 21,15 nel parco di Villa Glisenti.

Si tratta dell’esito finale dei laboratori teatrali del progetto “In biblioteca” condotti dall’associazione “Treatro” con la Comunità montana, il Sibca e la Cooperativa “Il Mosaico” e il contributo delle fondazioni Cariplo e Vodafone Italia. E i protagonisti dello spettacolo sono i trenta corsisti delle biblioteche di Concesio, Sarezzo e Villa Carcina.

Il titolo non è casuale, ma nasce proprio da un ricordo infantile del regista Fabrizio Foccoli quando si indossavano i pesanti indumenti per proteggersi dal freddo e un traffico di biciclette (oggi le auto) invadeva la statale a Inzino prima delle ore 8 e dopo mezzogiorno il mattino e alle 14 e alle 18 il pomeriggio annunciati sempre dal suono di una sirena. Era il periodo delle lotte, di rivendicazioni  sindacali e “padroni” che non rispettavano i diritti della classe operaia.

Per fare un’analisi dettagliata, i corsisti hanno visto alcuni video-documenti realizzati dall’etnografo Franco Ghigini in cui ex lavoratori e sindacalisti  raccontano la propria testimonianza di lavoro. E da lì è nato il testo base su cui produrre lo spettacolo. Durante gli incontri si sono affrontate diverse tecniche come l’uso dello spazio, la  sequenza gestuale, l’espressione corporea, l’improvvisazione, l’uso della voce, la narrazione e il ritmo riprese in una drammaturgia con molti rimandi all’officina, alla filanda, all’artigianato e alla grossa fabbrica.

Nel corso della scena si parla, quindi, di esperienze alla catena di montaggio e i ricordi di un’operaia ultranovantenne che, lavorando in filanda, aveva diritto a un “telo” di seta per l’abito da sposa. Nello spettacolo, però, non si trovano solo accenni di lavoro, ma anche racconti della vita di tutti i giorni sul “paese” prima del boom economico, come il bagno nel Mella durante la stagione calda, la vendita dei marroni o i ciclamini raccolti in piccoli mazzi da dare ai villeggianti per pochi centesimi dal bordo della strada. Un mondo che non c’è più, insomma, diventato oggi più disgregato.