Diamo anche noi i numeri

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Cominciamo dando un po’ i numeri. Benzina più 12%, gasolio più 14 e – come rileva un’indagine della Cia condotta a livello territoriale nel 2010 – il 41,4% delle famiglie ha ridotto gli acquisti di frutta e di verdura, il 37% quelli di pane e pasta, il 38,5% quelli di carne (soprattutto bovina) e pesce. Se invece si analizza la ripartizione nelle regioni del Nord il 32% delle famiglie ha limitato gli acquisti, mentre in quelle del Centro la percentuale di chi ha tagliato i consumi sale al 37 e nelle regioni del Sud, poi, si arriva fino al 49%.

Intanto, stando a quel che scrive Feltri su “il Giornale.it” di oggi  “nello stravagante e piccolo mondo antiquato della politica, soltanto una settimana fa, quando l’annunciata manovra tremontiana era contenuta in una quarantina di miliardi, ci fu una reazione indignata dell’intera opposizione e di mezza maggioranza. Come mai? Era considerata troppo pesante e concentrata nel 2014, cioè a legislatura scaduta (e quindi tale da strangolare il governo che verrà).

Adesso che quei 40 miliardi, strada facendo, sono saliti a 80, guarda un po’ i casi della vita, sono tutti d’accordo che bisogna approvarla subito, oggi stesso, altrimenti si corre il rischio di essere stritolati nelle fauci degli speculatori. Che cosa ha provocato un cambiamento di opinione tanto radicale e repentino? I politici si sono accorti che il problema dei problemi è il debito pubblico, che incoraggia i suddetti speculatori (sarebbe interessante sapere chi siano, che faccia abbiano) a fare a pezzi il nostro Paese, distruggendone la finanza.

Di conseguenza bisogna dimostrare ai mercati di avere i conti a posto, in modo che lo Stato italiano sia solvente, quindi affidabile e inattaccabile. Però, che intuizione hanno avuto i partiti: hanno scoperto adesso, dopo quarant’anni di incosciente gestione della spesa, che per non fallire occorre austerità”. Si potrebbe non essere d’accordo con quel grande maestro di Feltri? E stiamo parlando di una manovra che alla famiglia tipo italiana (marito, moglie e due figli a carico) costerà mille euro di tasse in più in due anni tra il taglio delle deduzioni e le detrazioni e sconti fiscali previsto nel 2013 e nel 2014 dalla manovra per la correzione dei conti pubblici.

Gli sconti fiscali appena censiti dal governo sono la bellezza di 483 e valgono nel complesso 161,2 miliardi di euro: il taglio lineare del 5% previsto nel 2010 farebbe risparmiare 8 miliardi, che l’anno successivo, quando è prevista un’altra sforbiciata del 15%, salirebbero a 32. Ma, per tornare a bomba sul capitolo austerità, che fine hanno fatto i tagli ai costi della politica e dell’apparato burocratico statale? Spariti fino alla prossima legislatura. Vabbè, tra qualche ora ci mettiamo a cena e tra qualche settimana andiamo in ferie e, si sa, per noi italiani sono due appuntamenti da non perdere.

Ma a settembre mi piacerebbe che, parafrasando quell’emerito dell’ex presidente (scritto volutamente minuscolo) Scalfaro, quando fu accusato di aver usato fondi destinati alla sicurezza del ministro, ed essendo tale, li usò per ristrutturare casa sua, tutti insieme dicessimo “oscarluigiscalfarianamente” in coro un bel “NON CI STO” (stavolta sì, maiuscolo e incazzato). Ma poi, come ogni anno, dovremo prepararci prima al nuovo anno scolastico e, poi, all’arrivo del Natale e, allora, chi avrà più il tempo d’incazzarsi?