Luglio. Saldi, novità fiscali e altre “amenità” per commercianti e clienti.

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Spesometro al via per negozianti e artigiani. Dal, 1° luglio, i commercianti al minuto e tutti i prestatori di servizi che certificano i corrispettivi con ricevute e scontrini fiscali dovranno monitorare le operazioni il cui prezzo, Iva inclusa, sia di ammontare uguale o superiore a 3.600 euro, identificando il cliente e conservando con cura le relative informazioni per trasferirle qualche mese dopo (se non un anno dopo) nelle comunicazioni da inviare all’agenzia delle Entrate.

I nuovi obblighi complicano non poco la vita di venditori e acquirenti: entrano in vigore regole da seguire sia per identificare il cliente sia per conservare le informazioni acquisite che dovranno essere, poi, a distanza di molti mesi, riepilogate nelle comunicazioni. Queste complicazioni sono attenuate dal fatto che il limite di 3.600 euro esclude una serie di piccole operazioni che non raggiungono la soglia.

Le ultime pronunce dell’Agenzia hanno ribadito il fatto che i commercianti al minuto devono, in riferimento al cliente persona fisica nazionale, acquisire il codice fiscale e gli altri elementi identificativi.

Proprio in coerenza con la necessità di ottenere le informazioni, il provvedimento dell’Agenzia – così legittimando l’autorità dell’esercente in relazione alla richiesta di informazioni sensibili – prevede che, per le operazioni non soggette a fatturazione, il committente o cessionario è tenuto a fornire tutti i dati identificativi richiesti, senza possibilità, dunque, di opporre rifiuto.

Un ulteriore problema, in assenza di una procedura informatizzata, che in questi primi giorni potrebbe mancare, è la conservazione delle informazioni acquisite, che dovranno, poi, entrare nella comunicazione alle Entrate. Il problema si pone, perché l’acquisizione dell’informazione e la sua conservazione spettano al titolare del negozio o dell’attività. Pertanto, almeno in prima battuta, sarà necessario predisporre, a favore del commerciante, uno spazio virtuale sulla rete o un registro su cui le informazioni acquisite possano essere trascritte per poi essere usate a distanza di mesi nella compilazione della comunicazione.”

Abbiamo preso queste poche righe dal sito del “Sole24ore”, veri esperti di questioni fiscali. Vi immaginate i commercianti che s’improvvisano impiegati statali e raccolgono dat per il ministero delle finanze?
Ma dai! Ma in quale paese occidentale si assiste ad una scemenza simile? Caro Giulio, ma chi era il tuo docente di economia, Topo Gigio?

Sentite cosa scrive Nicola Porro su “il Giornale.it“: ” Nelle bozze che stanno circolando in queste ore (sulla manovra fiscale n.d.r) c’è la previsione di un’imposta sulle banche. Per la verità ci sono indiscrezioni su un aumento anche di quelle che colpiscono il risparmio finanziario ( esclusi i titoli di Stato). Per non parlare di quella che riguarda i Suv. La logica che sottende questa piccola manovra è perversa: si colpiscono i ricchi, i mal voluti. Si tratterebbe di un colossale errore, per due ordini di motivi. Di cui il primo è il più grave.

1. Si ritiene, a torto, che banche e cosiddetti speculatori si meritino di pagare qualche cosa di più. È quanto di più lontano un liberale possa pensare. Luigi Einaudi, che tutti citano, ci ha spiegato in tempi non sospetti che la tassazione del risparmio è una doppia tassazione. I quattrini che gli italiani, anche quelli facoltosi, impiegano in attività finanziarie non cadono dal pero, ma sono frutto del lavoro. E dunque sono già stati abbondantemente colpiti dalle aliquote sul reddito. Aumentare le imposte sul risparmio scoraggia i contribuenti dal risparmiare. Tassare ulteriormente le banche ha effetti altrettanto perversi. L’industria del credito ha grande facilità a spostare ad nutum i propri capitali all’estero, assumendo là dove le è più conveniente i propri impiegati. A fronte di qualche entrata di cassa oggi, si rischia di perdere un comparto che fa girare un gran massa di risorse, e dunque di tasse. Nel medio periodo sarebbe una partita a somma negativa.

2. In un Paese che nel suo complesso ha una pressione fiscale superiore al 42 per cento, e pari al 55 per cento se si calcola il lavoro sommerso ed esentasse, muovere all’insù di un solo centesimo gli introiti fiscali è da pazzi.Il cavallo dell’economia non solo non beve, ma rischia di morire soffocato. La gran parte delle imposte ha un effetto di traslazione fenomenale: la capacità cioè di trasferirsi da persona a persona. Se una banca o una società devono pagare un euro in più di imposte, è molto probabile che facciano di tutto per traslarle sul proprio cliente.Il quale,a sua volta,se è in grado, le fa pagare al suo di cliente. La sintesi finale è la regressività dell’imposta.A pagare sono sempre coloro che hanno minore potere contrattuale.

L’obiettivo non dovrebbe essere quello di individuare coloro che hanno ancora un po’ di fieno in cascina così da colpirli con una botta fiscale, ma al contrario ampliare la platea di contribuenti in grado di produrlo questo fieno, proprio grazie a una generalizzata riduzione fiscale. In fondo è ciò che è scritto nel suo programma elettorale. (del centrodestra n.d.r.)”

Nicola Porro ha sempre quell’aria svagata da dandy raffinato e distaccato dalle umane vicende, ma come non essere d’accordo con la sua analisi?

Ma torniamo all’argomento tasse sui “suv“, che m’interessa particolarmente per la sua demenzialità. E’ immaginabile demonizzare un mezzo di trasporto soltanto perchè ha la caratteristica di essere più alto di altre auto?
Attenzione, non ho detto più “grosso”, o più lungo, o più largo, o più costoso, o più potente, o più veloce. Perchè questi aggettivi potrebbero essere usati per qualsiasi auto lo fosse effettivamente lunga, larga, costosa, o potente. Una Ferrari è potente e costosa, una berlima Mercedes o Bmw è lunga anche fino a 5 metri e larga fino a 2 ed è veloce, una Bentley è lussuosa certamente più di un Defender o di una Jeep Wrangler e costa fino a dieci volte di più.

Avete mai sentito parlar male delle Ferrari, delle Bentley, delle Mercedes o delle Bmw? Dire che sono “vistose”, pericolose, inquinanti?

Confesso, posseggo un fuoristrada e viaggiare più alto della media degli automobilisti mi gratifica. Sono condannabile a pagare pegno?

Infine vorrei indirizzare l’attenzione di voi lettori sulla roboante dichiarazione di Giulietto Tremonti qualche giorno fa sui costi della politica e sulla necessità di tagliare i tanti privilegi e i vari benefits dei politici.

Che fine hanno fatto i suddetti tagli? Spariti, e tutti d’accordo, centro destra e sinistra. Tutti avevan detto: ma che importanza possono avere queste cifrette rispetto all’ammontare de debito pubblico?

Mi vien da fare la stessa domanda per la tassa sui “suv”: che incidenza può avere la cifretta che raggranelleranno sull’ammontare complessivo del debito pubblico?

Conta solo la sostanza dei discorsi. Loro, i politici, come sempre non hanno toccato i loro portafogli. E come sempre approveranno demagogiche leggi e decreti al solo scopo di soddisfare la piazza.