MILANO – Gli autistici in Regione tra scarsi servizi e richieste di aiuto

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Si è svolta ieri, mercoledì 15 giugno, presso la commissione Sanità e Assistenza della Regione Lombardia, un’audizione tenuta dalla presidente bresciana Margherita Peroni con i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici e di altri sodalizi che operano nello stesso ambito. Durante la seduta è stato fatto un bilancio per vedere come le famiglie ogni giorno affrontano questo problema e quali risultati stanno dando gli esperimenti promossi da un bando regionale. E la situazione non è delle più rosee, visto che sono emerse le difficoltà di molte di loro nell’affrontare spese onerose, soprattutto nei primi anni di vita del bambino, quando sono richieste più assistenza e cura.

Roberto Formigoni e Margherita Peroni

Negativi, sempre secondo le famiglie, sono anche molti centri diurni che non offrirebbero risposte adeguate e progetti più personalizzati per gli autistici che hanno ormai raggiunto l’età adulta e a volte ospitati erroneamente in reparti psichiatrici per loro inadeguati. Dall’audizione è emersa proprio l’esigenza di una rete di servizi specifici, che affronti in modo precoce, multidisciplinare, coordinato e continuativo chi è affetto da questa forma di disabilità.

“Credo sia necessario lavorare su metodi validati – ha commentato la presidente Peroni – evitando sperimentazioni che possano disorientare le famiglie, come già accaduto in passato. In questo devono collaborare anche le società scientifiche, certificando i metodi che funzionano e formando gli operatori. E quando le sperimentazioni avranno dato buoni risultati – ha continuato – devono diventare sistema e la Regione dovrà poi rivalutare le linee guida adottate fin qui e aggiornarle con i dati forniti dalle associazioni per l’autismo. Tutto questo rientra nel lavoro che stiamo facendo da tempo, attraverso la creazione di un piano integrato per le persone con disabilità”.

Dagli ultimi dati, intanto, si nota come l’autismo colpisca un bambino ogni 125 in Lombardia, portando a una forma di disabilità complessa, che compromette il regolare sviluppo della persona, limitando le capacità di comunicare e sviluppare rapporti sociali. Per questa patologia, però, non esiste una cura farmacologica, per questo un sistema integrato di servizi attivato a scuola, in famiglia e nei luoghi di socializzazione è indispensabile per migliorarne la crescita e la vita.