Vi dico la mia…

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Quanti giorni sono passati dalla sberla? Una decina, o forse meno, e il centrodestra si sta incartando in una situazione che ha dell’incredibile.

L’Alfano designato sta già dandosi da fare con dichiarazioni accattivanti, favorevoli alle primarie tanto ridicolizzate quando le faceva il centrosinistra. Lo smemorato Scaiola, quello che non si ricordava chi avesse pagato casa sua, che aveva dato del coglione a Marco Biagi poco dopo il suo assassinio a cura delle Br, ha subito reagito da grande statista proponendo l’apertura di una “casa dei moderati” (tanto non la pagherebbe sicuramente lui) che coinvolga Casini e quelli che sono andati via.

Un altro grande della politica, Bocchino, che con un cognome così te lo raccomando (ma la battuta è fin troppo facile) si è inalberato insieme a Granata e, da par loro,  hanno risposto che non si può fare fino a che rimane il Cav. A sinistra ricompare timidamente Prodi. Non ha resistito alle pressioni della gente che incontra (chissà dove passeggia!) e qualcuno lo sta per candidare al Quirinale.
Sono queste le grandi novità sotto il cielo della politica. Non voglio neanche pensare a quali siano le banalità.
Intanto la guerra in Libia continua; ora gli alleati attaccano anche con gli elicotteri e il prossimo passo saranno le truppe di terra. In Yemen è finita nel sangue la speranza di una rivoluzione pacifica: 135 morti e il presidente Saleh ferito in un attentato.

In Siria è in atto la più feroce repressione di tutta la “primavera araba” ma parlarne non fa “figo”.
Intanto i nostri militari in missione, i pochi degni di rispetto, i pochi a pagare di persona, anche con la vita, continuano a morire sotto i colpi degli “insorger”. A nessuno è venuto mai in mente che quel che sta accadendo ai nostri potrebbe far parte di una strategia ben precisa, uguale a quella che fu applicata contro i soldati spagnoli poco prima delle ultime elezioni politiche nella penisola iberica e che costò la vittoria ad Aznar e molte vite strocate dall’attentato al treno. In quell’occasione i terroristi dimostrarono di conoscere benissimo le dinamiche elettorali in Spagna.

E se pensassero che anche in Italia siamo prossimi a quel passo, dopo le amministrative e in previsione dei referendum?
Se ancora, nei prossimi giorni, i nostri soldati rimanessero vittime di attentati, forse qualche “stratega” farebbe meglio a rifletterci e, magari, a cambiare l’approccio alla guerra fornendo mezzi più adeguati.
Spero, naturalmente, di sbagliarmi alla grande.