PEZZAZE – Antichi riti, nuovi orizzonti

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La caccia alla lepre, il rapporto che lega il cacciatore con i suoi cani e con il bosco ha un sapore antico come il mondo.

Pietro Zenti

Ascendere all’alba al Colle di San Zeno, in moto, quando la primavera inizia a rincuorare la natura e lo spirito dell’uomo, con un cielo che promette luminosità divine ha un qualcosa di trascendentale. Dal buio crepuscolo del fondovalle, con temperatura attorno ai 9 gradi, irrompi nella zona lambita dal sole (15 gradi) ed è come passare dal purgatorio al paradiso. Circondati da una variegata, esuberante vegetazione, formata da ciliegi, betulle, salici, pini, noci selvatici, peri, meli, faggi vedi le cime pelate dei monti che svaporano nell’aura solare e si perdono in lontananza cangiando dal verde al blu.
Montagne ‘…che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo escludono…’ ed è un orizzonte troppo grande per stare in un sogno solo.
I problemi che scorrono e ti ingolfano nel quotidiano fondovalle sono sopiti, dimenticati. Carpe diem e l’oggi si apre su di un universo descrivibile solamente con le parole della poesia, con i suoni della musica e con i colori di una spettacolare tavolozza.
É la giornata dei segugisti, i cacciatori di lepre pronti per la XII prova di lavoro con cani da seguita su lepre. La prova è dedicata a Felice ‘Candela’ Richiedei che è morto su questi monti, in Prato Nuovo, stroncato da un infarto, durante una battuta di caccia. Un sabato e una domenica tra prati e boschi.
Sono in molti, 28 mute di splendidi segugi italiani, a pelo raso o a pelo forte, classicamente marroni o bianchi e arancio.

Il ristorante Colle SanZeno

Arrivano dalla Val Camonica, dalla Bassa Bresciana, anche da Vicenza. La prova è organizzata dai Segugisti di Pezzaze, trainati dall’inossidabile Pietro Zenti che ha della caccia un’opinione eccelsa; la considera un’arte, una liturgia che potrebbe sembrare rito religioso.
Tant’è che l’abbigliamento stesso, ricercato e tradizionale, del Pietro ricalca la solennità dell’evento ‘caccia’.
“Anche quando mi capita di mangiare la selvaggina – precisa il Pietro – mi piace vestirmi da cacciatore. È un mio modo personale per onorare l’animale”. Per i cacciatori come il Pietro, l’uccisione, neanche tanto garantita, dell’animale è solamente la conclusione di una bella avventura iniziata all’alba, con i cani uggiolanti e il freddo crepuscolo mattutino che ti sfrizzola la pelle, mentre i profumi e i silenziosi rumori del bosco ti invitano al rispetto e alla leggerezza del vivere.
Così inizia, dopo le iscrizioni, la giornata al Colle. Le mute hanno un’ora di tempo per stanare la lepre e un giudice controlla il regolare andamento della prova e giudica il comportamento dei cani e del cacciatore.
La domenica pomeriggio, dopo il pranzo, i giudici stilano le classifiche emettendo i seguenti risultati:
Il sabato:
1.  Marco Salvetti con i cani Furia e Ciro; punti 39,5 – Molto Buono
2. Paolo Spandre con i cani Falco e Timba; punti 39 – Molto Buono
3. Marcello Fontana con i cani Timba e Diva; punti 38 – Buono
4. Ruben Freddi con i cani Barbel e Riva; punti 37,25; Buono
5. Roberto Silini con i cani Lampo e Dea; punti 36 – Buono

Le premiazioni

La domenica:
1. Dante Danieli con i cani Dama, Diana, Riva, Pippo, Furbo e Tondo; punti 43 – Molto Buono
2. Manuel Pedersoli con i cani Timba, Stella, Baldo e Tom; punti 40 – Molto Buono
3. Franco Silini con i cani Baldo, Riva, Timba, Bruna e Dea; punti 34 – Buono
4. Ruben Freddi con i cani Barbel, Nerina, Riva e Trumbi; punti 33,75 – Sufficiente
5. Luca Bettinsoli con i cani Stella, Lola, Ambra e Luna; punti 32 – Sufficiente
6. Diego Gerardini con i cani Dama, Tobi, Bil e Tango: punti 31 – Sufficiente.