I ballottaggi hanno sballottato il centrodestra.

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Apro il pezzo con la chiusura di un altro mio editoriale, pubblicato il 27 maggio, in occasione dell’annuale assemblea di Confartigianato a Brescia. E non perchè sono particolarmente narciso. Ma perchè, se leggete attentamente quanto ha risposto la Gelmini a Guerrini, presidente nazionale di Confartigianato, avete la risposta alla domanda che tutti si pongono in queste ore: come ha fatto il centrodestra a perdere MIlano doo 18 anni di governo della città.
Ecco la parte del pezzo in questione: ” La risposta della Gelmini, quando Giorgio Guerrini ha detto che il governo, se va avanti di questo passo, rischia di perdere il consenso dei piccoli imprenditori e degli artigiani, ha sorpreso e imbarazzato. In sostanza, il ministro, ha detto che tanto non c’è alternativa credibile. Se questa è la cifra con cui dobbiamo misurare la capacità dell’esecutivo d’interpretare certi risultati elettorali, ne prossimi mesi temo che ne vedremo delle belle”
E a vederne di belle, infatti, abbiamo iniziato subito. Milano è in mano alle sinistre, ugualmente Napoli, Cagliari, Trieste. Gli elettori hanno risposto indirettamente, alla Gelmini e a tutti quelli che nel governo e nel centrodestra pensavano davvero che la “paura dei comunisti” avrebbe tenuto le loro penne lontane dal simbolo del centrosinistra, che gli italiani non sono più quelli di una volta.
E’ ora di finirla d’intonare il ritornello dei comunisti che mangiano i bambini. La sinistra attuale, pur comprendendo ancora tutta la nomenklatura del vecchio Pci, si è rifatta il look e i tempi non consentono più le collateralità di una volta con i sindacati e certi ambiernti della sinistra “rivoluzionaria”.
Oggi, tutt’al più, possono essere collaterali a De Benedetti e a certi ambienti della magistratura di sinistra, ma la rivoluzione è un’altra cosa.
Il centrodestra ha perso perchè non ha realizzato nulla di ciò che aveva promesso ai suoi elettori (commercianti, artigiani, liberi professionisti, piccoli imprenditori) e, di fronte ad una situazione d’emergenza sociale ed economica, i suoi dirigenti si sono proeccupati più delle loro poltrone che del bene comune. Del Cav ho già detto, e hanno detto commentatori ben più blasonati. Era l’unico che poteva porre fine al berlusconismo e, con le sue trovate, le barzellette, i vari “bunga bunga”, “i nani e le ballerine” di cui si è circondato, c’è riuscito alla grande.
Ora è anche un pò patetico quando si fa riprendere un eurovisione a piagnucolare al cospetto di Obama.
Ero tra quelli che nel 94 lo ritenevano capace di una grande rivoluzione liberale, di cambiare la burocrazia del paese, di circondarsi di economisti e pensatori autenticamente disinteressati e pronti a mettere le loro teste al servizio del bene comune.
Ci aveva fatto sperare che si poteva cambiare “il mondo”. Non ci rimane che continuare a cambiarci la camicia, possibilmente ogni mattina.