Domenica 22 si è svolta l’assemblea annuale di Confartigianato. Una forte emozione

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“E’ stata una delle assemblee più interessanti, belle e partecipate della storia di Confartigianato”.
Questo il commento unanime che ho sentito da artigiani, autorità presenti e addetti ai lavori, domenica 22, all’annuale assemblea degli artigiani bresciani iscritti a Confartigianato Imprese Unione di Brescia.


“Interessante”. Per la relazione “politica” molto attuale e completa presentata da Eugenio Massetti, presidente provinciale, ad una platea di invitati che comprendeva, oltre a tutte le maggiori autorità locali, ad una folta presenza di artigiani, a quasi tutte le rappresentanze delle altre associazioni imprenditoriali del territorio, anche il ministro bresciano della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini.
“Bella”. Per la scenografia che presentava, per il colpo d’occhio gratificante, per le presenze che riempivano l’Auditorium di via Orzinuovi, per l’atmosfera che emanava una “passione” antica, legata alla voglia di partecipare e di “contare” nelle scelte della classe politica e non solo quella locale, per gli interventi puntuali di Carlo Piccinato nel gestire l’organizzazione dell’evento.
“Partecipata”. Agli artigiani presenti non è sfuggita una parola di quelle che Massetti, Guerrini e Merletti, i tre presidenti dell’organizzazione presenti all’assise, hanno rivolto al ministro e tramite lei al governo, per sottolineare la gravità della situazione in cui versano le pmi per responsabilità “anche di questo governo” che, dentro la galassia delle pmi, come ha ricordato Giorgio Guerrini, raccoglie consensi almeno tra l’80% degli iscritti ma che, per loro, non ha fatto praticamente nulla. Lasciando lettera morta quell’accattivante slogan rilanciato da Berlusconi due anni fa all’assemblea nazionale di categoria che recitava “quello che va bene alle pmi va bene anche per il paese”.
A certa stampa, legata ai grandi gruppi industriali del paese, che un po’ retoricamente dedica pagine intere ad una categoria, quella dei “piccoli”, che viene definita “la pancia del paese”, Massetti  ha replicato forte che i piccoli, che sono il 97% delle imprese italiane, vogliono essere “la testa” del paese. Lo sanno essere, come hanno dimostrato dal modo in cui sono stati capaci di resistere alla crisi dal 2008 ad oggi, con creatività, coraggio, imprenditorialità. Senza andare ad elemosinare contributi dallo stato come certi “grandi gruppi”, editori di “certi grandi quotidiani nazionali”.
La risposta della Gelmini, quando Giorgio Guerrini ha detto che il governo, se va avanti di questo passo, rischia di perdere il consenso dei piccoli imprenditori e degli artigiani, ha sorpreso e imbarazzato. In sostanza, il ministro, ha detto che tanto non c’è alternativa credibile.
Se questa è la cifra con cui dobbiamo misurare la capacità dell’esecutivo d’interpretare certi risultati elettorali, ne prossimi mesi temo che ne vedremo delle belle