BOVEZZO – Da Cuneo una soluzione per curare le malattie dei marroni

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E’ arrivato anche nel Comune in Val di Garza un possibile intervento per cercare di neutralizzare gli effetti devastanti provocati dal “Cinipide Galligeno”, l’insetto esotico proveniente dalla Cina che nel 2002 ha raggiunto l’Italia rovinando i castagneti e le piante di marroni e provocando conseguenze, dal 2005, appunto anche nella nostra provincia e in particolare in valle. Il minuscolo animale, infatti, entrando nei nostri ecosistemi ambientali a luglio scorso ha trovato nei marroni le vittime ideali dove deporre le proprie uova e accrescere le generazioni (un milione di nuove specie ogni anno).

La pianta infetta dal cinipide

Le uova inseminate nelle gemme delle foglie danno così vita alle galle da dove escono le larve, i prototipi dell’insetto che, comunque, non provocano la morte della pianta, ma influiscono in modo negativo sulla sua produzione dei frutti: al momento della raccolta, infatti, risultano più marroni rispetto al normale, ma più piccoli e quindi meno pregiati. Una soluzione, la prima a livello nazionale, arriva da Cuneo che nel 2002 è stata colpita come meta iniziale dal focolare. L’università di Torino per questa operazione ha importato dalla Cina cento famiglie di un insetto antagonista, il “Torjmus”, poi impiegato dalla metà di aprile nella Valle del Garza a Bovezzo, dove il noto perito agrario e coordinatore dell’Ecomuseo della Valtrompia Ocildo Stival sta conducendo con l’assessorato all’Ambiente un esperimento che nell’arco di tre anni potrebbe avere i primi benefici.

L’esperto ambientale, infatti, ha lanciato il nuovo insetto sulle piante dei marroni colpite dalla malattia nell’ex ovile Rampinelli, vicino alla Casa della natura. In pratica, dopo che il “Torjmus” ha deposto le proprie uova vicino a quelle del cinipide, se tutto dovesse andare bene e il ciclo dei due animali coincidesse, gli effetti dell’insetto antagonista dovrebbero avere la meglio. “L’intervento sarà a costo zero per il Comune – ha commentato l’assessore all’Ambiente ed Ecologia Mario Folli – perchè vogliamo salvaguardare il patrimonio secolare delle valli garzesi e valorizzare i luoghi come ci sono stati affidati”.

La cura iniettata negli alberi

Si tratta di un progetto “Interreg” che coinvolge la Comunità montana della Val Sammartino in Svizzera e quella della Valtrompia, unica in provincia ad aderire ed è il primo esperimento che si fa sul territorio nazionale dopo averlo provato sui castagneti. “La prima epidemia è stata nel 2002 – ha spiegato Stival – e da noi è arrivata nel 2005 a Osimo e 2008 a Nave. E’ un lancio importante quello che stiamo facendo perchè così possiamo monitorare gli effetti della malattia sui frutti rispetto a quanto succedeva prima quando erano sani”.

Tra l’altro è una pianta sfortunata quella del marrone, passata nel corso degli anni tra la decadenza e i sintomi negativi: nel 2003, per esempio, durante la siccità, più di 3mila piante rispetto alle 10mila esistenti in valle morirono e poi ancora prima, nel 1951 il cancro della corteccia, il mal d’inchiostro e la forte domanda per costruire il tannino. Intanto, visto che si tratta di piante sterili, quindi ogni albero è unico, la valle ha in programma di realizzare un campo di piante magri per osservare come vivono e reagiscono tutti gli ecotipi. La stagione dei marroni, insomma, rischia di essere compromessa e solo nei prossimi anni si potranno vedere i primi effetti benefici della cura.