Siamo tutti americani

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Bin Laden è stato ucciso e oggi siamo, ancora, “tutti americani”, come lo siamo stati quel maledetto 11 di settembre di dieci anni fa. Osama aveva dichiarato guerra alla nostra civiltà. Una guerra vigliacca e fanatica, combattuta in nome e per conto di un islam le cui comunità italiane non si sono mai dissociate con la dovuta forza e chiarezza. Chi dichiara guerra deve mettere in conto che,prima o poi, può arrivare la battaglia in cui si muore e per lui quella battaglia è arrivata. L’eroico combattente, sempre pronto a mandare al martirio ragazzi spesso inconsapevoli, si è fatto scudo di una donna.

Così, questa mattina, il Corriere.it riportava la dinamica dell’assalto: “E’ notte fonda in Pakistan quando quattro elicotteri – una versione speciale dei Blackhawk – entra nello spazio aereo pachistano. La provenienza è tutt’ora un mistero. A bordo ci sono i DevGru incaricati dell’assalto e le unità d’appoggio. Altri velivoli forniscono la copertura. Non è chiaro come i pachistani non vedono quanto sta accadendo. Gli hanno accecato i radar? Fanno finta di nulla? A Washington sono attive tre situation room. Una è alla Casa Bianca con Obama. La seconda è nella sede Cia di Langley con Leon Panetta. La terza in Afghanistan dove c’è il generale McRaven, responsabile delle operazioni speciali. Tutti possono seguire via audio e video quello che accade a migliaia di chilometri di distanza. Alle 14 di domenica il presidente rivede gli ultimi dettagli con la sua squadra. Il piano prevede che due elicotteri calino le cime lungo le quali devono scendere i commandos. Ma uno dei Blackhawk ha un’avaria, è costretto ad atterrare. Verrà distrutto per impedire che cada in mano ostili. Entra in scena un terzo elicottero. L’incidente può compromettere tutto. E’ un momento drammatico, qualcuno ripensa alla sconfitta di Mogadiscio. Blackhawk down. I Seals vanno avanti lo stesso. Si aprono la strada nel complesso diventato un fortino: granate stordenti, raffiche di mitra e poi il grido «clear», pulito, per segnalare via libera. I qaedisti rispondono con i Kalashnikov. Osama, che occupa con i suoi il primo e il secondo piano, non ha una grande scorta. Con lui ci sono il figlio e tre uomini, le Guardie nere. Forse non sospettava che potessero scoprirlo. Si sente perduto. Le fonti americane sostengono che cerca di farsi scudo con la moglie. I DevGru lo «terminano» con due proiettili al capo. I militari uccidono i cinque (ma altre fonti Usa rettificheranno più tardi che la donna ammazzata non sarebbe la moglie), quindi recuperano documenti interessanti e un computer”

Ora, naturalmente, inizieranno i dubbi e le inutili discussion di tutti coloro che hanno un qualche interesse a gettare discredito e fango, a fare intellettualissimi distinguo sul nulla più assoluto. Già ieri sera in alcune trasmissioni televisive, anche targate Rai, si cercava di minimizzare dicendo che “….in fondo, per quanto fosse ancora un simbolo, Bin Laden non era più un pericolo per l’Occidente”.

Balle. La sostanza è che l’America ha dimostrato di non dimenticare i propri nemici e gli americani, pur con tutti i loro difetti, sono un popolo unito capace di mettere l’interesse nazionale sopra ogni bega di quartiere.

Anche per questo, oggi, siamo tutti americani.

1 Commento

  1. e no, non siamo tutti americani…america vuol dire democrazia, anche se in alcuni Stati c’è ancora la pena di morte. Ma le pene vanno comminate dopo un giusto processo. Gioire per l’uccisione di un uomo, fosse anche l’antitesi e la negazione della parola stessa democrazia….non è democratico. Non ci sto.

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