LUMEZZANE – Da Confindustria e Aib una strategia per la banda larga

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Un Paese ancora in ritardo sul fronte della banda larga, con pochi investimenti e scarse possibilità di competizione con il resto del mondo. E’ il ritratto impietoso dell’Italia descritto ieri mattina durante un convegno al teatro Odeon di Lumezzane, organizzato dall’Associazione Industriale Bresciana, Confindustria e Retimpresa. I lavori sono stati anche occasione per un momento di confronto tra gli imprenditori e operatori telefonici per trovare le soluzioni a un problema importante per il Paese come la mancanza di infrastrutture tecnologiche che possano fare rete.

Davanti a una platea, in realtà con una partecipazione molto scarsa, sono intervenuti il padrone di casa Aldo Bonomi, che è vicepresidente di Confindustria per le Politiche territoriali e dei Distretti industriali, Ennio Lucarelli delegato ancora per l’ente di via dell’Astronomia in Tecnologie digitali per le imprese e Luca De Vita che, con Retimpresa, unisce tutte le aziende iscritte all’organo presieduto da Emma Marcegaglia. Visto che fino adesso non è mai stato posto il problema della banda larga in Italia, Aldo Bonomi ha presentato proprio ieri una relazione, redatta dall’ente di cui fa parte, che riassume una ricerca fatta su sei distretti industriali nazionali (Biella, Acrib, Val di Sangro, Bari e Palermo) tra cui anche la Valtrompia e quindi Lumezzane, sui rischi che le aziende corrono senza internet veloce.

Il documento, come ha spiegato ancora Bonomi, sarà presentato anche a Paderno prima di essere inviato al Governo che dovrà decidere quali misure adottare per fronteggiare un problema di cui soffrono molte aziende. L’obiettivo, secondo il collega romano Lucarelli, è creare un’infrastruttura di rete di nuova generazione in cui possano essere collegate le imprese, i cittadini, le pubbliche amministrazioni e le catene di vendita per un sistema globalizzato che può incidere in positivo anche sul Pil.

A seguire sono intervenuti gli operatori delle principali compagnie telefoniche che hanno proposto soluzioni, investimenti e prodotti fatti su misura per il cliente, anche se hanno ribadito che la copertura dell’adsl sull’Italia è oltre il 90%. Il problema, come ha spiegato uno di loro, sono le periferie industriali spesso lontane dai grandi centri urbani e difficili quindi da collegare. L’obiettivo è eliminare le lunghe linee che creano cali di prestazione e installare fibre ottiche nelle zone meno coperte, ma l’investimento è notevole e il ritorno economico sarebbe spalmato in molti anni.

L'intervento di un operatore Tlc

Uno su tutti è il caso di Telecom, che possiede le reti e ha analizzato cinque paesi della Valtrompia (Lumezzane, Sarezzo, Gardone, Marcheno e Villa Carcina) dove la copertura è molto alta, ma bisogna intervenire su centrali, apparati e linee per le aziende più sperdute. L’investimento della compagnia per i prossimi anni sarà di almeno 2milioni di euro per assicurare 20Mb/sec necessari alle aziende. Altre soluzioni arrivano da Vodafone che propone il progetto “1000 comuni” per un investimento di un miliardo di euro in tre anni dove trenta paesi in forte gap tecnologico saranno serviti dalla nuova adsl. Interventi mirati fanno parte anche delle offerte di Fastweb che ha avuto la richiesta di banda larga da 101 aziende triumpline e da Wind che comunque chiedono agli imprenditori alcune specifiche per un prodotto su misura.

Ma cosa pensano gli stessi lavoratori? Tra questi ha partecipato l’amministratore delegato di Intred, Daniele Peli, che ha ricordato l’iniziativa dei 20Mb/sec di cui nei prossimi giorni già fruiranno Lumezzane, Gardone, Sarezzo e Villa Carcina. “Non siamo contenti – ha commentato Franco Gussalli Beretta dell’omonima azienda di Gardone – perchè nella nostra zona siamo sempre inchiodati e soggetti a connessioni troppo lente. Forse siamo poco interessanti come bacino di utenza, ma i nostri distretti industriali hanno bisogno di servizi”.

La chiusura dei lavori è stata affidata ad Aldo Bonomi. “Oggi è solo l’inizio di un cammino – ha spiegato il vicepresidente di Confindustria – e le piccole e medie aziende devono essere messe in condizione di lavorare. Per questo chiediamo agli operatori di darci le armi per andare al Governo e sollevare la questione”.

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