LUMEZZANE – La “Caccia in tavola” tra deroghe, capanni abusivi e polemiche

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Specie in deroga, le ultime polemiche sulla caccia che hanno coinvolto gli appassionati del culto di Diana e l’esposto della “Lac”, la lega per l’abolizione della pratica venatoria di cui Lumezzane nei giorni scorsi è stata accusata per la presunta presenza di numerosi capanni abusivi.

Sono tutti i temi trattati nel ristorante valgobbino “Cascina Costa” dove si è tenuta la rassegna “Caccia in tavola”, la tradizionale iniziativa a base di selvaggina e cacciagione da degustare, organizzata ogni anno dall’Anuu Gasparotto per valorizzare la cultura culinaria ricordando le radici storiche che si perdono nel tempo.

Nel consueto incontro si sono riuniti il presidente Giacomino Zubbiani, tutti i soci e simpatizzanti del sodalizio valgobbino insieme alle delegazioni di altre associazioni di volontariato locali e rappresentanti di enti e istituzioni. Al tavolo misto tra dibattito e gusto ha assistito anche il presidente nazionale dell’Anuu Migratoristi Marco Castellani. L’occasione, partecipata da alcuni politici bresciani cui è stato chiesto l’impegno, è stata ideale per fare il punto della situazione sulle leggi relative allo sport venatorio e la possibile modifica sull’impianto regionale per quanto riguarda il settore.

Tra queste, è ancora aperta la questione sulle specie in deroga su cui tutte le associazioni sono pronte a manifestare. Sul fronte politico hanno provato a rispondere Mauro Parolini del Pdl, che nelle scorse settimane si era candidato per guidare in Regione dov’è consigliere una commissione che decida sulla caccia con tutte le parti coinvolte, Gian Antonio Girelli del Partito Democratico e GianMarco Quadrini consigliere dell’Udc in Provincia.

Come detto, è stato inevitabile l’accenno sulla “guerra” tra la “Lac” e Lumezzane sugli appostamenti abusivi troppo vicini alle abitazioni. Un avviso da tenere  in considerazione secondo il sindaco valgobbino Silverio Vivenzi presente alla giornata. “Dobbiamo prendere sul serio l’esposto e quindi il Comune provvederà a effettuare le opportune verifiche. In ogni caso, per quanto risulta – ha commentato il primo cittadino – i capanni e le case di montagna fin’ora monitorati sono strutture per le quali sono stati chiesti e concessi i condoni secondo le leggi vigenti, pertanto sarebbero regolari”.