I 150 anni d’Italia

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Oggi, 17 marzo 2011, si festeggiano i 150 anni dell’unità d’Italia. Come si fa a non parlarne? Ma come si fa a parlarne senza alcuna retorica, senza cadere in un istituzionalismo lontano dalla gente?

Nel 1911 i primi cinquant’anni furono festeggiati – mentre le nostre truppe occupavano la Libia – nel registro glorioso di un’Italia che si pretendeva grande fra i grandi nel concerto europeo. Cent’anni dopo la Libia è in fiamme e l’Italia immersa in una nebbia che, quelle in Valpadana, paiono passeggiate, al confronto.

Nel 1961 il centenario coincise con il miracolo economico al suo culmine, con una grande’espansione industriale e di costume. Oggi invece c’è un declino da contrastare. C’è un paese che tende a lacerarsi, dividendosi su tutto

Del Risorgimento e dei suoi attori sappiamo pressochè tutto, semmai, noi che apparteniamo alla generazione dei “baby boomers” ce ne dimentichiamo, essendo passati alcuni anni dalle fatiche studentesche. Tutto è stato già scritto con l’autorevolezza dei grandi storici. E, allora, da quale punto di vista affrontare la questione?

Semplice: mentre le televisioni hanno mandato in onda le celebrazioni ufficiali e tutte le istituzioni locali hanno, a loro modo, “ufficiato il rito”, siamo andati un pò in giro per la valle, sotto una maledetta pioggia novembrina, ad ascoltare gli “umori della pancia” della gente.

E, senza voler essere volgari, diciamo che non sono stati certo umori eleganti.

Pochi hanno apprezzato la “pompa magna” esibita in alcune occasioni pubbliche e molti si sarebbero aspettati maggiore sobrietà. Anche se la giornata festiva è stata goduta come un meritato riposo dalle fatiche lavorative.

Insomma, non ho certo avvertito tutto il “patos” che mi sarei aspettato dalla ridondanza delle celebrazioni ufficiali. Come se il “silenzioso” distacco tra politica e società civile fosse ancor più “silenzioso” del solito.