Il Banco di Prova è salvo: azienda speciale sotto la Camera di Commercio

0
La sede del Banco di Prova

Il Banco Nazionale di Prova di Gardone continuerà ad esistere anche se sotto un’altra veste. E’ questa l’attesa notizia arrivata dal decreto “Milleproroghe” approvato definitivamente in Senato il 26 febbraio scorso e diventato quindi legge.

Il provvedimento è stato presentato l’altro ieri alla Camera di Commercio di Brescia che, nei prossimi mesi, si farà carico proprio dell’ente privato trasformato in azienda speciale per continuare ad occuparsi a livello nazionale del controllo e stabilità delle armi. Da istituzione inutile, come era stata definita due anni fa dalla legge “taglia enti” del ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, l’azienda gardonese di via Mameli ora può tirare un sospiro di sollievo per quelle attività che svolge da oltre cento anni.

Nella trattativa per fermare la soppressione dell’unico organo competente italiano deputato al settore, hanno giocato un ruolo importante l’ex ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola che, partecipando alla 28esima edizione della fiera di armi sportive “Exa 2009” di Brescia, aveva dichiarato intoccabile il Banco, così come alcuni parlamentari locali (di destra e sinistra) che si sono fatti carico della questione a Roma.

Il presidente del Banco Aldo Rebecchi

Tra questi, il senatore del Partito Democratico Guido Galperti e il sottosegretario allo Sviluppo economico per il Pdl Stefano Saglia presenti l’altro ieri in via Einaudi. “E’ una vittoria di tutta la brescianità – ha commentato il presidente dell’istituto Aldo Rebecchi – avuta grazie al sostegno dei nostri parlamentari». A queste dichiarazioni ha fatto eco anche Nicola Perrotti dell’Anpam, l’associazione nazionale dei produttori di armi e munizioni, che ha sottolineato l’eccellenza e la qualità dell’imprenditoria locale. “E’ incredibile pensare che volessero sopprimere un ente finanziato solo da capitali privati e comunque sempre in bilancio attivo – ha continuato Rebecchi – e su questo ha prevalso il buon senso, visto che controlla ogni anno 800mila pezzi e che la sua cancellazione avrebbe costretto le aziende armiere a verificare i propri prodotti all’estero con costi più alti”.

Il museo delle armi di Gardone

Per quanto riguarda la struttura che assumerà l’azienda speciale, entro i prossimi due mesi arriverà il decreto del ministero dello Sviluppo economico che trasferisce le proprie competenze alla Camera guidata da Franco Bettoni. In ogni caso, ci sarà un presidente, un direttore e un consiglio di amministrazione ridotto a cinque membri rispetto ai dodici attuali: le loro nomine saranno decise dall’organo che riunisce le imprese bresciane dopo i pareri delle associazioni di categoria.

E sulla trattativa andata a buon fine è intervenuto anche il sindaco di Gardone, Michele Gussago. “Spero che lo Stato rimanga comunque sempre presente – ha commentato il primo cittadino – ed esprimo l’orgoglio del Comune per il risultato ottenuto, visto che su ogni arma controllata viene messo un punzone con il simbolo della città”. Non cambierà nulla, invece, sul fronte dell’occupazione per gli attuali 72 dipendenti che continueranno a lavorare con tutte le condizioni già previste dal contratto.