Quindici anni di economia bresciana sotto la lente del Centro Studi AIB

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Gli aspetti più interessanti del vasto studio, dal titolo “15 anni di economia bresciana”, che ha preso in esame i principali settori produttivi, sono stati illustrati questa mattina alla stampa dal vicepresidente del settore Economia e Centro Studi di AIB, Alberto Pasotti, affiancato dal responsabile operativo, Fabio Gradaschi, e dai ricercatori Caterina Perugini e Davide Fedreghini.

“Si tratta di un lavoro condotto in maniera attenta e capillare, attraverso indagini mensili e trimestrali, che ci hanno consentito di fotografare la performance del nostro sistema produttivo e di raffrontarla con l’andamento dell’economia nazionale – ha spiegato Pasotti -. Una fotografia scattata per stimolare l’opinione pubblica e il mondo delle imprese sulle opportunità da cogliere e sulle criticità da affrontare per non perdere il treno della ripresa”.

A livello generale, lo studio mette in luce alcuni elementi preoccupanti. Anzitutto il fatto che per l’economia bresciana i picchi di produzione industriale sono inesorabilmente calati. Parallelamente, su scala nazionale e mondiale, l’ampiezza dei cicli economici si è invertita rispetto al passato, con periodi di recessione più lunghi e fasi espansive più brevi.

Guardando invece ai settori produttivi bresciani la performance migliore nel periodo analizzato dalla ricerca l’ha fatta registrare il settore “chimico-gomma/plastica” con un +15%, mentre i comparti peggiori sono stati quelli appartenenti al sistema moda (abbigliamento, calzaturiero, maglie e calze, tessile), che ha fatto registrare -60%.

L’economia bresciana ha poi risentito in maniera pesante dell’ultima crisi, in quanto fortemente concentrata sull’industria metalmeccanica, che in questa fase fatica a riagganciare la ripresa.

“Per invertire questa tendenza – ha sottolineato Pasotti – servono interventi strutturali sul nostro sistema economico nazionale, lavorando in maniera coerente su tutte le variabili chiave, dalla fiscalità al costo del lavoro fino al rilancio delle infrastrutture. Interventi che fino ad ora non si sono visti”. Pasotti ha insistito molto anche sull’internazionalizzazione e sull’eccessiva dipendenza delle nostre imprese dal mercato comunitario e tedesco in particolare. La sfida di oggi è competere con Cina, Russia e Brasile; ripartire al traino della locomotiva tedesca è importante, ma non basta più”.

Il vicepresidente di AIB è infine tornato sui temi dell’aggregazione delle micro e piccole imprese, della loro scarsa patrimonializzazione, e sulla necessità di investire in innovazione e formazione, annunciando che lo studio presentato questa mattina è il primo di una “collana” di documenti con i quali AIB intende sensibilizzare l’opinione pubblica sulle reali necessità del Paese.