Obiettivo produttività

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo da parte di Bruno Bertoli

V. P. Rapporti Sindacali dell’Associazione Industriale Bresciana

Secondo l’ISTAT nell’ultimo decennio la produttività del lavoro in Italia non solo non è cresciuta, come invece avrebbe dovuto fare, ma è addirittura calata. Risultato: mentre il costo del lavoro per unità di prodotto in Germania è diminuito, in Italia è aumentato del 24%! Per Trichet, Presidente della Banca Centrale Europea, nel nostro Paese il maggior ostacolo alla crescita è la bassa produttività del lavoro. L’opinione è condivisa dal Governatore della Banca d’Italia, da imprenditori, politici e economisti.

Di diverso avviso pare invece il sindacato, che parla sempre malvolentieri di produttività e, quando costretto, preferisce farlo in modo generico, senza distinzioni, spostando in fretta l’attenzione sugli investimenti, sulle tecnologie, sull’organizzazione del lavoro.

Certo, sulla produttività globale incidono anche questi fattori, ma la produttività del lavoro, quella di cui parla Trichet, è altra cosa. Eppure non ho mai sentito il sindacato affermare che per raggiungere una maggiore produttività globale bisogna anche lavorare di più. Anzi, più o meno esplicitamente, le iniziative sindacali sono dirette a ridurre il lavoro del singolo, aumentandone nel contempo la retribuzione.

Così, ad esempio, viene avversata la proposta di collegare il salario al rendimento, anche se ciò realizzerebbe proprio quell’articolo 36 della Costituzione che impone di pagare una retribuzione proporzionata alla “quantità e qualità” del lavoro di ciascuno.

Insomma, la produttività di cui parla il sindacato è cosa davvero diversa da quella di cui abbiamo bisogno. E’ soltanto un desiderio, un auspicio, un esorcismo nel senso proprio del termine. Nella migliore delle ipotesi è una produttività che richiede risorse di cui il Paese non dispone e che non è realizzabile nei tempi, ormai stretti, entro i quali i nostri risultati devono migliorare.

Perché aumentare la produttività è indifferibile non per aumentare i profitti, come qualcuno afferma, ma per riconquistare i mercati. E non si recupera produttività se non si tocca il rendimento, se non si lavora di più e meglio. Anche se questo significa tornare a parlare di professionalità e rendimento individuale, valori negati dall’egualitarismo e dall’appiattimento salariale.

A Brescia abbiamo impianti e macchine utensili tra i migliori al mondo, per cui è ancora più evidente che il primo sforzo da compiere per recuperare produttività è recuperare un’aliquota di rendimento individuale.

Voglio allora lanciare al sindacato una sfida. Non una sfida meramente teorica o ideologica, di quelle che rimandano all’inerzia politica e non approdano mai ad alcun risultato. Ma una sfida pratica, concreta, sufficiente a imprimere una spinta poderosa al sistema economico locale.

Aumentiamo la produttività del lavoro sul territorio del 10%.

E’ un obiettivo realistico, qualcosa che si può fare subito nella maggior parte delle imprese, così da liberare immediatamente risorse per aggredire i mercati, per finanziare investimenti, spingere l’occupazione e aumentare le retribuzioni.