LUMEZZANE – Il “Rivadossi bunker” per smaltire il radioattivo Cesio 137

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La "Rivadossi Raffinerie" di Premiano (Bresciaoggi)

Nei giorni scorsi, su alcuni siti d’informazione e blog, si è sollevato un caso che ha messo in allarme i cittadini di Lumezzane e, in particolare, quelli residenti nella frazione di Premiano. La vicenda posta all’attenzione del pubblico, e presentata oggi dalle pagine di “Bresciaoggi”, è quella del Cesio 137, un tipo di scoria radioattiva che può avere pesanti effetti sulla salute di chi viene a contatto con i materiali contaminati. La preoccupazione è salita, però, nelle ultime ore quando la popolazione valgobbina è venuta a conoscenza del fatto che sarà la “Rivadossi Raffinerie Metalli”, un’azienda di fusione che opera in via Madonnina 103, a farsi carico dell’apertura di un sito di stoccaggio dove smaltire le scorie.

Visto che il “bunker radioattivo” sarà installato proprio in uno dei capannoni e a ridosso del centro abitato, i residenti della zona si sono allarmati e il loro sentimento è diventato pubblico attraverso i blog e social network. La vicenda risale al 30 ottobre 2008, quando le agenzie di stampa locali battevano la notizia che un’azienda tedesca, la “North Deutsche Raffinerie” di Lunen, aveva riscontrato con il proprio impianto radiometrico un’eccessivo livello di radioattività su alcuni prodotti semilavorati in ottone, realizzati e giunti dalla stessa azienda valgobbina. La domanda se la sono posta tanti: perchè il materiale non è stato fermato prima che superasse i confini nazionali? La risposta arriva dai titolari della fabbrica, che affermano come il mascheramento dei prodotti avesse “nascosto” agli stessi operai e alla dogana le scorie che passavano sulle strade.

L’intero carico venne allora rispedito alla raffineria di Lumezzane, dove le autorità sanitarie, l’Arpa (l’ente per la protezione dell’ambiente) e i vigili del fuoco la posero sotto sequestro per avviare tutti i controlli medici sugli operai e quelli tecnici sulle strutture. Risultato: nessuna contaminazione all’ambiente interno ed esterno, i quattordici operai dell’azienda risultano sani e non c’è alcun problema all’impianto e ai forni di fusione. L’unico motivo sarebbero i pani che l’azienda produce fondendo i rottami già contaminati dalla scoria Cesio 137. Al ricevimento del carico, la raffineria aveva messo per precauzione tutti i prodotti in appositi container isolanti in attesa di una decisione arrivata pochi mesi dopo dalla prefettura di Brescia, che aveva convocato un tavolo tecnico sul caso, coinvolgendo anche il comune di Lumezzane.

Dal momento che in Italia non esistono siti di stoccaggio dove smaltire il materiale radioattivo, le autorità del Broletto avevano dato alla Rivadossi l’incarico di costruire un bunker dove conservare le scorie. La struttura, in fase di realizzazione, sarà presente in uno dei capannoni dell’azienda con una robusta copertura in cemento armato isolante che ospita sei contenitori per i big bag, sacchi aperti fino a una tonnellata di materiale. I cittadini, soprattutto della zona, avevano lamentato nelle ultime ore la scarsa informazione sul tema da parte del Comune e delle autorità, venendolo a sapere solo grazie al passaparola.

Il sindaco Silverio Vivenzi ha confermato di essere a conoscenza della situazione dal 2008, avviata dalla precedente amministrazione, ma anche di aver rispettato ogni protocollo di sicurezza tra le autorità sanitarie e tecniche che fino ad oggi non hanno riscontrato problemi di contaminazione. I titolari si difendono, con la proposta che il loro sito sarà sicuro, protetto e lontano dall’inquinare l’ambiente o contaminare il vicinato, grazie anche alla collaborazione con il Comune e ai controlli ancora più approfonditi che l’azienda sviluppa all’entrata e all’uscita del materiale. In ogni caso, per togliere ogni dubbio e preoccupazione, gli uffici di via Monsuello fanno sapere che nei prossimi giorni si terrà un incontro pubblico rivolto alla popolazione.