La lunga notte egiziana e il nostro futuro

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Sono ormai dodici giorni che l’Egitto è in fiamme. Qualcuno potrà chiedersi che cosa importa, a noi che siamo attenti alle cose della Valtrompia.

C’importa, eccome!

Avevamo detto che ci saremmo occupati del nostro territorio, senza chiuderci però in un territorialismo miope ed è quello che riteniamo di fare occupandoci del Medio Oriente.

Chi non capisce che in quei territori si sta giocando una partita che ci riguarda da vicino ha già dimenticato l’11 settembre e il crollo delle Torri Gemelle, la cui origine va cercata nella rivoluzione iraniana che, dalle iniziali speranze di democrazia in quei territori, si è presto trasformato nel centro motore e nel convogliatore profetico dell’islam politico più integralista, “quello che i seguaci di Bin Laden hanno sperimentato nella forma del terrorismo internazionale addestrato in Afghanistan, fino allo sbarco sui grattaceli di New York”, come scriveva giustamente Giuliano Ferrara sul Foglio di qualche giorno fa.

Il pericolo che le masse arabe, avvilite e strumentalizzate dalla propaganda “qaedista”, anzichè cogliere l’opportunità per avviare una stagione di libertà economiche e civili, di scoperta di una laicità positiva quale futuro di benessere in terra islamica, si lascino trascinare in pericolose fughe verso l’integralismo islamico, è una scure che pende sulle nostre teste

Intanto, ignoti «sabotatori» nella notte hanno fatto esplodere un gasdotto che attraversa il Sinai settentrionale, in Egitto, e porta il gas a Israele. “Dei sabotatori hanno approfittato della situazione relativa alla sicurezza e e fatto esplodere il gasdotto, ha annunciato un corrispondente tv, aggiungendo che c’è stata una grande esplosione; il cronista ha accusato i «terroristi» dell’esplosione. Anche gli abitanti nell’area hanno riferito che c’è stata una grande esplosione e che ci sono fiamme nell’area di el-Arish, nel Sinai ma non ci sono morti o feriti. In seguito all’esplosione nel gasdotto, riferisce la televisione di stato egiziana, l’Egitto ha sospeso il flusso di gas verso Israele. Ma la radio israeliana ha rassicurato che l’esplosione al gasdotto che unisce Israele all’Egitto non ha danneggiato la conduttura. E che la sospensione del rifornimento, attuata dalle autorità del Cairo, è stato decisa a titolo precauzionale. L’emittente ha citato un fonte del consorzio che controlla le importazioni di gas, secondo cui l’esplosione non è avvenuta «nient’affatto vicino» al gasdotto. L’esercito ha già chiuso la principale fonte di approvvigionamento della conduttura e sta cercando di controllare gli incendi.” (Fonte il Corriere.it ndr)

L’Egitto fornisce quasi il 40% del gas naturale ad Israele e a dicembre quattro aziende israeliane hanno firmato contratti ventennali del valore di 7,7 miliardi di euro per importare il gas.

Non vi sembrano segnali inquitanti?

Il pericolo è che inizi una nuova stagione di guerre e di sangue con l’Occidente insicuro, percorso già da una crisi economica di cui non si riesce a vedere la fine, in posizione di difesa timida ed impotente